Biazu in Palestina

di Enrico Lobina

A differenza di altre volte (Vietnam, Catalogna, Paesi Baschi) lo scopo del viaggio non era politico, per cui le veloci impressioni che riporto sono il frutto dell’osservazione e della discussione “casuale”, non pianificata.

Nonostante questo, diverse compagne e compagni mi hanno messo in contatto con patrioti e compagni locali, i quali mi hanno parlato ed ospitato. Mi hanno mostrato la loro terra.

In Sardegna l’associazione Sardegna-Palestina fa un lavoro egregio, e credo che tutti i sardi debbano fare riferimento alla loro azione.

 

Siamo arrivati in Palestina a cavallo del centenario della dichiarazione di Balfour. Cento anni fa il governo britannico, autoritariamente, stabilì che gli ebrei potevano stabilirsi nei territori della Palestina storica. La giustificazione giuridica di quello che si vive in Palestina viene da là.

COME IN UN GIOCO

Il sardo e l’europeo dovrebbero, quando arrivano a Tel Aviv (per raggiungere la Palestina in aereo non c’è altra possibilità), dimenticare ed accantonare ciò che sentono ogni giorno di sfuggita dal telegiornale, o le immagini o le scritte dei vari siti.

Dovrebbero arrivare e verificare, senza pregiudizi, come vive il popolo A e come vive il popolo B, come in un gioco.

Superata Tel Aviv, arrivati a Gerusalemme, dopo aver parlato (equamente) coi rappresentanti e con persone qualunque del popolo A e del popolo B, si comincia ad avere un’idea.

Poi si va a Betlemme, Hebron, Nablus. Si guardi il muro (alto 8 metri, il doppio di quello di Berlino), si chieda come funziona. Si guardino le colonie, e si chieda come funzionano. Si guardino i soldati del popolo A che stanno permanentemente e con netta superiorità militare nei territori che qualche norma e qualche accordo, e tante buone speranza, hanno stabilito che fossero del popolo B.

Allora, senza bisogno dell’elenco delle risoluzioni internazionali ONU, sarà chiaro che c’è un popolo che opprime ed occupa ed un popolo che è oppresso ed occupato.

Chi opprime sono le classi dirigenti del popolo A, le quali hanno un consenso vasto ma non totalitario. Esse hanno a disposizione un apparato militare e tecnologico imponente.

(Chi scrive non è potuto andare a Gaza perché a Gaza non fanno entrare).

APARTHEID

Stringi stringi, è la parola che meglio descrive la vita a cui sono sottoposti i palestinesi dall’occupazione israeliana.

Da Gaza non puoi uscire. Se sei in Cisgiordania il muro, le colonie e l’insieme delle condizioni di vita ti fanno stare in un regime di apartheid.

Il muro divide arbitrariamente, secondo un piano ben preparato, villaggi e città della Cisgiordania: impedisce il movimento di persone e di cose, uccide l’economia.

Le colonie, in costante aumento, sono insediamenti di israeliani in Cisgiordania i quali arbitrariamente, e col sostegno fondamentale dell’esercito israeliano, creano delle aree di sovranità israeliana in Cisgiordania. A loro va l’acqua (ai palestinesi no), ed il sostegno dell’apparato logistico-educativo israeliano.

OSLO

Gli accordi di Oslo del 1993 sono stati firmati da Arafat per la Palestina e da Rabin per Israele. Qualunque opinione si avesse su Oslo allora, oggi bisogna ammettere che sono falliti.

Il principio “due popoli, due stati” oggi non ha più senso.

L’obiettivo dovrebbe semplicemente essere la sconfitta della politica di apartheid di Israele.

ISIS E ISRAELE

“Perché l’ISIS non ha mai attaccato Israele?”. La domanda che alcuni compagni palestinesi mi hanno fatto è retorica e seria.

ISIS è stata per molti anni, in modo importante, in Siria. Non ha mai mostrato alcun interesse ad attaccare Israele, i “miscredenti” per definizione.

La verità è che ISIS è funzionale ad Israele. ISIS fa comodo ad Israele: è la migliore assicurazione del suo rafforzamento.

RELAZIONI INTERNAZIONALI

La situazione nell’area è cambiata, a sfavore di Israele, anche se i movimenti di lungo periodo sono tutti da studiare[1]. L’ISIS è sconfitto e la Siria sta ritrovando una sua unità militare, territoriale e politica. Il governo siriano potrebbe arrivare a controllare di nuovo tutti i confini dello stato entro il 2018.

L’Iran ha intessuto, con lungimiranza e pazienza, per molti anni, una complessa azione diplomatica, che lo porta oggi ad avere una grande influenza in Iraq e Siria.

Il futuro dell’alleanza dipenderà da questo, e da ciò che succederà in Arabia Saudita nei prossimi anni.

Dal nostro punto di vista, inoltre, è necessario capitare cosa sta succedendo nell’area del Rojava e nel Kurdistan turco.

LE MORTI ED IL TERRORISMO

Un soldato israeliano ammazza a sangue freddo un bambino. La notizia neanche appare sui media. E’ più terrorista questa azione o quella di un palestinese? Quali sono i rapporti di forza? Cento a uno? Mille a uno? Centomila a uno?

Per chi visita la Palestina il problema non si pone: la categoria del terrorismo è una categoria della battaglia politica dell’oggi. Anche i partigiani italiani erano considerati terroristi.

Sulle modalità di lotta, su quelle più efficaci in un dato contesto politico, il dibattito è aperto.

LA RELIGIONE

La religione sta acquisendo terreno in Palestina, sia sul fronte israeliano che su quello palestinese.

Hamas ha una visione religiosa della lotta politica, ad Hebron ed in altre città sta acquisendo consensi.

Dal mio punto di vista è un problema. Il centro del ragionamento deve essere l’imperialismo ed il colonialismo, i quali sono versioni aggiornate del capitalismo, e non il fatto che ci sono persone che hanno una religione diversa.

ANP – il governo palestinese?

Fuori da Nablus, appena finiscono le case, finisce la zona A, cioè la zona in cui il governo palestinese (ANP, Autorità Nazionale Palestinese) ha piena sovranità.

Non c’è un soldato palestinese a sorvegliare l’area. A qualche metro dalla zona A dei soldati israeliani controllano, armati, un’area dove comandano loro.

Che significa?

Ad Hebron ed in tutte le città l’esercito israeliano effettua continui raid, in cui arresta, minaccia e ammazza. L’ANP non si oppone o non riesce ad opporsi? O non si vuole opporre?

Molte persone con le quali abbiamo parlato sottolineano la corruzione dell’ANP. Mi è stato raccontato di militanti contro l’occupazione arrestati prima dall’ANP e poi dagli israeliani, e viceversa.

Cosa è davvero l’ANP?

CHE FARE?

In Sardegna possiamo sostenere Sardegna Palestina.

In Sardegna dobbiamo collegare le dinamiche “naturalmente coloniali” del capitalismo al caso sardo. Queste dinamiche sono economiche, ed hanno risvolti culturali. Alcuni interlocutori sono rimasti molto stupiti dallo scarso interesse verso la lingua sarda da parte dei sardi stessi, e soprattutto da parte dei “compagni”. Il sardo va studiato e parlato!

In Sardegna dobbiamo sviluppare ed immaginare relazioni internazionali euro-mediterranee completamente diverse da quelle che viviamo oggi.

 

Lunedì 6 novembre telefonate e fax al consolato spagnolo per la democrazia


“Sei indignato/a per la repressione con cui la monarchia spagnola sta soffocando la democrazia in Catalunya? Lunedì, dalle 9:00 alle 20:00, chiama, manda un fax e una e-mail ai recapiti indicati nel manifesto. Facciamo sentire la nostra voce perché la causa della libertà dei cittadini catalani è la stessa causa di tutti i cittadini del Mediterraneo, d’Europa e del mondo” – con questo appello diversi indipendentisti e democratici sardi hanno organizzato una protesta telefonica e virtuale contro il Consolato e l’ambasciata spagnola siti rispettavamente a Cagliari (Sardegna) e a Roma (Italia)

Di seguito il testo che i promotori trasvesali a diversi soggetti politici e associazioni sarde suggeriscono di inviare via mail e fax .

All’attenzione del consolato spagnolo di Cagliari,

con la presente è mia intenzione protestare contro la persecuzione politica e giudiziaria adottate dallo stato spagnolo nei confronti del legittimo governo di Catalogna, eletto democraticamente dal popolo e perseguito per le sue idee politiche e per aver portato avanti il proprio mandato elettorale.
Chiedo pertanto l’immediata liberazione del vicepresidente Oriol Junqueras e dei ministri Jordi Turull, Josep Rull, Meritxell Borras, Raul Romeva, Carles Mundò, Dolors Bassa, Joaquim Forn. 
Chiedo altresì la scarcerazione di Jordi Cuixart e Jordi Sanchez, esponenti di primo piano della società civile, colpevoli solo di aver protestato pacificamente contro le misure repressive adottate dalla polizia spagnola nei confronti dei cittadini catalani durante il referendum del primo ottobre.

Mi unisco al coro di proteste nei confronti della Spagna che sta attuando misure che minacciano la democrazia, la libertà delle persone e la repressione delle idee e chiedo l’apertura di una mediazione pacifica che rispetti la volontà del popolo catalano e le sue istituzioni democratiche.”

 

ecco i recapiti del Consolato di Cagliari:

Numero di telefono
070 499444
Numero di fax 070 499011

La Catalogna non è sola: 136 amministratori sardi firmano la solidarietà!

Nella foto una manifestazione per il rispetto della democrazia in Catalunya tenutasi recentemente ad Alghero

Solitamente Pesa Sardigna non pubblica mai appelli o manifesti. Ma in questo caso è doveroso fare una eccezione, perché 136 amministratori sardi hanno avuto la forza di andare contro l’isolamento diplomatico che le potenze europee hanno stretto attorno allo straordinario movimento di massa per l’autodeterminazione e la democrazia della Catalunya.

buona lettura.

 

NOIS SÌNDIGOS E SÌNDÌGAS,

AMMINISTRADORES E AMMINISTRADORAS

INDIPENDENTISTAS DE SARDIGNA

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Noi sindaci e sindache, amministratori e amministratrici indipendentisti della Sardegna, sottoscriviamo questa dichiarazione per manifestare la nostra vicinanza al popolo e alle istituzioni democratiche della Catalogna e per rendere pubblico il nostro riconoscimento della costituita Repubblica catalana.

 

Aderiamo a titolo individuale o in quanto rappresentanti delle forze politiche cui apparteniamo (Fronte Indipendetista Unidu, iRS, Liberu, Partito dei Sardi, Partito Sardo d’Azione, Progetu Repùblica de Sardigna, Rossomori, Sardegna Possibile, Sardigna Natzione, Sardigna Libera, Sardos).

 

Niente può cancellare in noi il valore della proclamazione dell’indipendenza catalana. Non i timori sulla sorte dei suoi dirigenti, non le ansietà riguardo alla dura reazione di Madrid, non le preoccupazioni per il silenzio dell’Unione Europea e per il mancato riconoscimento da parte di altri Stati, non le difficoltà che si trova a dover affrontare in queste ore il Governo catalano.

 

Il popolo di Catalogna si è espresso con chiarezza e dignità attraverso un referendum di autodeterminazione. L’assemblea rappresentativa di questo popolo ha agito di conseguenza, usando la forza della democrazia e della nonviolenza. È nata una nuova repubblica, che noi sappiamo pacifica e amica di tutti.

 

La storia spesso ci spiazza, mostrandoci che può accadere l’incredibile: in questi giorni è avvenuto di nuovo. Sia d’insegnamento per i sardi e per ogni gente del continente europeo, oggi e domani. Il bene e la libertà sono sempre alla portata dei popoli coscienti e determinati. Il bene e la libertà sono sempre alla nostra portata.

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Nois sìndigos e sìndìgas, amministradores e amministradoras indipendentistas de Sardigna, firmamus custa declaratzione pro manifestare chi semus serentes a su pòpulu e a sas istitutziones democràticas de sa Catalugna e pro bogare a campu su reconnoschimentu nostru de sa Repùblica catalana costituida.

Aderimus a tìtulu individuale o sende rapresentantes de sas fortzas polìticas a sas cales apartenimus (Fronte Indipendetista Unidu, iRS, Liberu, Partito dei Sardi, Partito Sardo d’Azione, Progetu Repùblica de Sardigna, Rossomori, Sardegna Possibile, Sardigna Natzione, Sardigna Libera, Sardos).

Nudda podet cantzellare in nois su cuntentu pro sa proclamatzione de s’indipendèntzia catalana. Non sas milli dudas protzedurales, non s’afròddiu chi pertocat sas reatziones crispas de Madrid, non su pensamentu chi pertocat a su silèntziu de s’Unione Europea, pro su reconnoschimentu mancadu de àteros istados e sas dificultades a sas cales est parende fronte in custas oras su Guvernu catalanu.

Su pòpulu de Catalugna s’est espressadu cun craresa tràmite unu referendum de autodeterminatzione.  S’assemblea rappresentativa de custu pòpulu at acumpridu a sas cunsighèntzias, usende sa fortza de sa democratzia e de sa nonviolèntzia. Est naschida una repùblica noa, chi nois ischimus paghiosa e amiga de totus.

A s’ispissu s’istòria nos ispantat, mustrende-nos chi podet acontèssere s’incredìbile: in custas dies est capitadu torra. Siat de imparu pro sos sardos e pro cada genia de su continente europeu, oe e cras. Su bene e sa libertade si podent sèmpere tènnere a manos nostras, sende pòpulos cuscientes e determinados. Su bene e sa libertade los podimus sèmpere tènnere a manos nostras.

 

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  1. Gavino Tanchis (Alghero, Assessore)
  2. Elisabetta Boglioli (Alghero, Consigliera)
  3. Marina Millanta (Alghero, Consigliera)
  4. Alberto Medda Costella (Arborea, Consigliere)
  5. Marilena Cabboi (Armungia, Vicesindaca)
  6. Toni Stangoni (Badesi, Vicesindaco)
  7. Davide Corriga Sanna (Bauladu, Sindaco)
  8. Chiara Palmas (Bauladu, Vicesindaca)
  9. Giovanni Battista Pes (Bauladu, Assessore)
  10. Anna Pintus (Bauladu, Assessora)
  11. Carmine Consolo (Bauladu, Consigliere)
  12. Elia Zucca (Bauladu, Consigliere)
  13. Stefano Orrù (Baunei, Consigliere)
  14. Loredana Incollu (Baunei, Consigliera)
  15. Elena Caredda (Baunei, Consigliera)
  16. Giulio Arangino (Belvì, Consigliere)
  17. Maura Cossu (Bosa, Vicesindaca)
  18. Silvia Tanda (Bosa, Assessora)
  19. Luciano Curella (Bosa, Consigliere)
  20. Giovanni Satta (Buddusò, Consigliere)
  21. Antonio Monni (Burcei, Consigliere)
  22. Maria Clotilde Scalas (Burcei, Consigliera)
  23. Paola Zuncheddu (Burcei, Consigliera)
  24. Alessandra Lussu (Burcei, Consigliera)
  25. Roberto Tramaloni (Cagliari, Consigliere)
  26. Filippo Petrucci (Cagliari, Consigliere)
  27. Fabio Usai (Carbonia, Consigliere)
  28. Cristina Gai (Decimomannu, Consigliera)
  29. Chicco Fenu (Dolianova, Assessore)
  30. Paolo Loddo (Dolianova, Assessore)
  31. Cristiana Porcu (Dolianova, Consigliera)
  32. Laura Usala (Escalaplano, Assessora)
  33. Tonino Lai (Escalaplano, Consigliere)
  34. Andrea Dore (Flussio, Vicesindaco)
  35. Davide Zucca (Flussio, Consigliere)
  36. Mario Piras (Fonni, Assessore)
  37. Stefano Deiana (Gairo, Consigliere)
  38. Franco Solinas (Galtellì, Assessore)
  39. Mimmo Sedda (Galtellì, Consigliere)
  40. Gianluca Congiu (Girasole, Sindaco)
  41. Lodovico Piras (Girasole, Vicesindaco)
  42. Giovanni Porcu (Irgoli, Sindaco)
  43. Graziano Spanu (Lodè, Sindaco)
  44. Alessandro Merici (Lunamatrona, Sindaco)
  45. Antonio Onorato Succu (Macomer, Sindaco)
  46. Giovanni Lai (Macomer, Assessore)
  47. Marco Manus (Macomer, Assessore)
  48. Gianfranco Congiu (Macomer, Consigliere)
  49. Francesco Secci (Masainas, Consigliere)
  50. Alessandro Loi Piras (Mogoro, Consigliere)
  51. Modesto Fenu (Monastir, Consigliere)
  52. Romano Schirru (Monastir, Consigliere)
  53. Mario Argiolas (Monserrato, Consigliere)
  54. Giovanni Battista Manai (Monteleone Rocca Doria, Consigliere)
  55. Antonio Zedda (Montresta, Sindaco)
  56. Jole Mele (Montresta, Vicesindaco)
  57. Federico Pirosu (Noragugume, Sindaco)
  58. Antonio Pasquale Belloi (Nuoro, Assessore)
  59. Giuliano Sanna (Nuoro, Assessore)
  60. Claudia Camarda (Nuoro, Consigliera)
  61. Viviana Brau (Nuoro, Consigliera)
  62. Graziano Siotto (Nuoro, Consigliere)
  63. Gianpietro Gusai (Nuoro, Consigliere)
  64. Angela Simula (Olmedo, Consigliera)
  65. Stefania Piras (Oniferi, Sindaca)
  66. Daniela Daga (Oniferi, Vicesindaca)
  67. Maurizio Caddori (Oniferi, Consigliere)
  68. Enzo Muledda (Oniferi, Consigliere)
  69. Clara Pinna (Oniferi, Consigliere)
  70. Vincenzo Pecoraro (Oristano, Consigliere)
  71. Andrea Riccio (Oristano, Consigliere)
  72. Franco Saba (Ottana, Sindaco)
  73. Gigi Sarobba (Ozieri, Vicesindaco)
  74. Davide Giordano (Ozieri, Consigliere)
  75. Gabrielli Cossu Cantarella (Pabillonis, Consigliere)
  76. Riccardo Serventi, (Perdaxius, Consigliere)
  77. Roberto Tola (Posada, Sindaco)
  78. Mariano Soro (Pozzomaggiore, Sindaco)
  79. Sarah Poddighe Serra (Pozzomaggiore, Consigliera)
  80. Carla Lecca (Pula, Consigliera)
  81. Filippo Usai (Pula, Assessore)
  82. Franco Giorgio Paderi (Quartucciu, Assessore)
  83. Katia Pilloni (San Sperate, Assessore)
  84. Fabrizio Madeddu (San Sperate, Assessore)
  85. Antoni Flore Motzo (Scano di Montiferro, Sindaco)
  86. Antioco Milia (Scano di Montiferro, Vicesindaco)
  87. Barbara Setzu (Samassi, Consigliera)
  88. Sergio Cabua (Samatzai, Vicesindaco)
  89. Maurizio Frongia (Samugheo, Vicesindaco)
  90. Gianmarco Pala (Samugheo, Consigliere)
  91. Leo Talloru (Sanluri, Consigliere)
  92. Monica Lampis (Sanluri, Consigliera)
  93. Maura Boi (Sanluri, Consigliera)
  94. Daniela Dessena (Sant’Antioco, Consigliera)
  95. Ester Fadda (Sant’Antioco, Consigliera)
  96. Alberto Fois (Sant’Antioco, Consigliere)
  97. Stefania Taras (Santa Teresa di Gallura, Consigliera)
  98. Diego Loi (Santulussurgiu, Sindaco)
  99. Andrea Caschili (Sarroch, Assessore)
  100. Ottavio Sanna (Sassari, Assessore)
  101. Giancarlo Serra (Sassari, Consigliere)
  102. Enrico Sini (Sassari, Consigliere)
  103. Nicola Lucchi (Sassari, Consigliere)
  104. Salvatore Pes (Sedilo, Sindaco)
  105. Paolo Schirru (Selargius, Consigliere)
  106. Nicola Sassu (Sennori, Sindaco)
  107. Giacomo Dettori (Serramanna, Consigliere)
  108. Walter Murtas (Serrenti, Consigliere)
  109. Federico Porcedda (Serri, Assessore)
  110. Francesca Arca (Silanus, Consigliera)
  111. Francesca Madeddu (Silanus, Consigliera)
  112. Gianpiero Zolo (Silanus, Consigliere)
  113. Giovanna Cocco (Silanus, Consigliera)
  114. Nicola Cherchi (Simaxis, Consigliere)
  115. Nino Fronteddu (Siniscola, Consigliere)
  116. Andrea Atzeni (Sinnai, Consigliere)
  117. Erik Madau (Solarussa, Assessore)
  118. Angelo Demetrio Cherchi (Suni, Sindaco)
  119. Alessandro Murtas (Terralba, Consigliere)
  120. Denise Pintori (Terralba, Consigliera)
  121. Angelo Murgia (Tertenia, Consigliere)
  122. Francesca Monni (Teulada, Consigliera)
  123. Ruggero Cossu (Teulada, Consigliere)
  124. Piero Fadda (Tinnura, Sindaco)
  125. Omar Cabras (Torpè, Sindaco)
  126. Fausto Mascia (Tortolì, Assessore)
  127. Gianluigi Mastinu (Tresnuraghes, Sindaco)
  128. Giovanni Manca (Tresnuraghes, Assessore)
  129. Angelo Madau (Tresnuraghes, Consigliere)
  130. Sandra Sanna (Tuili, Consigliera)
  131. Elia Puddu (Tula, Consigliere)
  132. Giuseppe Porcu (Urzulei, Vicesindaco)
  133. Marco Sideri (Ussaramanna, Sindaco)
  134. Nicola Mura (Ussassai, Consigliere)
  135. Maurizio Onnis (Villanovaforru, Sindaco)
  136. Pierpaolo Cara (Villa San Pietro, Consigliere)

 

 

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NOAS DAE CATALUNYA

Questa sezione sarà aggiornata ogni ora in vista del referendum sull’indipendenza della Catalunya. La delegazione internazionale del Comitadu sardu pro su referendum de sa Catalunya collaborerà a stretto contatto con la redazione di Pesa Sardigna.

 

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29-9:

La delegazione arriva a Girona nella serata di venerdì e si dirige verso Barcellona. Qui, al Barrio de El Guinardó, occupa, insieme ad altri militanti indipendentisti catalani, la scuola primaria Pit-Roig, che nella giornata di domenica sarà un seggio referendario;  in tutto si contano circa trenta persone.

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30-10: 

Alle due di notte arriva la polizia catalana, i Mossos d’Esquadra, che- in modo estremamente sereno- verifica la presenza dei militanti e si dilegua. La delegazione dormirà nel seggio e nel frattempo scrive un programma per lo stesso, che prevede attività ludiche e informative.

Nella mattina tornano i Mossos d’Esquadra che vogliono sapere circa le attività svolte durante l’occupazione. Non viene identificano alcun militante.

Colazione alla scuola primaria Pit- Roig
Seggio occupato (scuola primaria Pit- Roig)
Torrent d’en Melis

Nello stesso distretto di  El Guinardó  sono presenti altre due scuole: una, Torrent d’en Melis (foto), attiva e con molte persone che la occupano e l’altra, Torrent de Can Carabassa, che ora è chiusa, comincerà le attività alle sei del pomeriggio. Le scuole sono tutte connesse e in contatto tra loro e saranno utilizzate come seggi.  C’è una certa allerta per il pericolo infiltrati.

La delegazione passa la mattinata a visitare i vari seggi. Inoltre hanno fatto diverse interviste, tra le quali una a Pere, attivista della sinistra anticapitalista catalana, che si può trovare a questo link. I seggi utilizzano piattaforme internet per coordinarsi e per organizzare l’afflusso dei militanti che li occupano.

La situazione fino alle 12 è molto tranquilla: nei centri occupati si svolgono attività sportive, ludiche, sono presenti dei banchetti con cibarie, tavoli di discussione e informazione, e i bambini giocano. I militanti fanno volantinaggio per le strade per chiedere alla popolazione di sorvegliare alcuni seggi che sono in parte scoperti, poiché il pericolo arriverà stanotte, dato che con grande probabilità la polizia spagnola, la Guardia Civil, tenterà di sgomberare i seggi.

Tra non molto la delegazione del Comitadu sardu pro su referendum de sa Catalunya si muoverà al centro di Barcellona per incontrare delegati e segretari della CUP, la sinistra catalana.

Infopoint di Barria de Gràcia

Adesso, ore 15, la delegazione si trova nel quartiere più rosso e indipendentista di Barcellona: Gràcia. Il Comité de defensa del referendum de Gràcia ha organizzato un infopoint permanente, in cui è affisso il programma per tutti i distretti e vengono distribuiti i volantini

Volantino che invita la popolazione ad occupare i seggi

che si stavano dando nella mattinata ad El Guinardó come in tutti gli altri  quartieri. Vicino all’infopoint si trova una piazza in cui si svolge una festa, anch’essa permanente,  che vede un programma piuttosto variegato: musica, concerti, balli, cibarie e confronto. Nonostante la tensione in vista della giornata di domani Barcellona è gioiosa, in ogni angolo della città; il referendum è infatti una grande mobilitazione popolare e dovunque ci sono manifestazioni di questo genere.

Festa al Barria de Gràcia

Marco Santopadre, della Rete dei comunisti in una nota: “Al momento circa 200 scuole sono occupate in tutta la Catalogna dai cittadini e dagli studenti, in una quindicina i Mossos hanno identificato i presenti minacciando lo sgombero domattina per impedire l’apertura dei seggi. In una scuola del quartiere del Raval i Mossos hanno impedito l’occupazione. Grandi manifestazioni di solidarietà con i catalani oggi a Madrid, Santiago, Bilbao. Piccole manifestazioni fasciste in varie città, saluti romani e inni franchisti. Il capo del Pp in Catalogna, Albiol, ha paragonato le urne elettorali del referendum catalano ai cesti della biancheria sporca che usa la moglie. La Guardia Civil ha occupato la sede dei servizi informatici della Generalitat che avrebbe dovuto occuparsi della raccolta e del conteggio elettronico del voto”.

Alle 15.30 parte della delegazione incontra per caso Joseba Alvarez, responsabile dei rapporti internazionali di Batasuna.

Il pomeriggio prosegue all’Institut del Teatre dove si svolge la Benvinguda Internacionalista, una vera e propria internazionale nonché atto di solidarietà tra popoli: intervengono segretari e portavoce della sinistra anticapitalista

Locandina della Benvinguda Internacionalista

da (quasi) tutto il mondo. Per la Sardegna intervengono Pierfranco Devias, segretario nazionale del partito Libe.r.u. di cui riportiamo l

‘intervento al seguente link, e Cristiano Sabino, portavoce del Fronte Indipendentista Unidu e delegato del Comitadu Sardu pro su referendum de sa Catalunya (il suo intervento a questo link). Uno scenario mozzafiato, con centinaia di patrioti e rivoluzionari da tutta Europa- e non solo- arrivati in Catalunya

Institut del Teatre gremito di militanti comunisti e socialisti da tutto il mondo

per sostenere la “disconnessione” con la Spagna, fatto storico che rimescolerebbe le carte dello stesso assetto oligarchico della UE.

La delegazione fa ritorno alla scuola Pit- Roig.

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1-10:

Alle ore 5 molte vie di accesso sono chiuse dai trattori che creano un muro artificiale per le forze dell’ordine. Nel frattempo nelle scuole seggio si organizza la resistenza passiva. Il popolo catalano risponde al volantino distribuito il giorno prima, e le

Escola Pau Casals (Gràcia)

scuole si affollano: migliaia di cittadini, tra cui anche bambini e anziani, aderiscono per difendere i loro diritti. Questo è il responso popolare alla minaccia della Guardia Civil. Degli elicotteri sorvolano incessantemente Barcellona.

Il Comitadu sta verificando che in diversi seggi si sta votando regolarmente, quindi continua il presidio.
La Generalitat stamattina alle otto ha emesso una direttiva che prevede che qualora un seggio venga sigillato, il cittadino può recarsi in qualsiasi altro seggio con un documento di identità. Per impedire il referendum la Spagna dovrebbe chiudere tutti i punti voto.

Pit- Roig occupata per il referendum

Adesso, alle 10, la Guardia Civil sta entrando nei centri occupati e li sta sgomberando con la forza bruta: manganella e trascina via i cittadini, rompe i computer, ritira le urne con le schede. Nel frattempo la Guardia Civil si aggira anche nei pressi della scuola Pit-Roig dove è presente la delegazione del Comitadu Sardu pro su referendum de sa Catalunya. Alla Pit- Roig si stanno dando direttive su come agire: alla luce dei fatti è rischioso che bambini e anziani rimangano nella struttura, ma è importante comunque continuare con la resistenza pacifica.

Arriva un contrordine alle ore 10.30: sicché la Guardia Civil adopera una violenza inaudita anche davanti alla resistenza democratica e pacifica, pestando a sangue chiunque gli capiti a tiro, alcuni collegi potrebbero decidere di dare il lascia passare alle forze dell’ordine.

Dopo le violenze che continuano a perpetrarsi ad opera dello stato spagnolo, il presidente del governo catalano Puigdemont afferma: “Questa giornata sarà una vergogna per sempre per lo Stato spagnolo e un vanto democratico eterno per la Catalogna.”  Turull, consigliere di Presidenza catalano: “Chiediamo le dimissioni del rappresentante del Governo spagnolo in Catalogna per le violenze dello Stato”. Il rappresentante del governo spagnolo in Catalogna replica che l’unico responsabile di tutto quel che sta succedendo è Puigdemont e il suo governo. Apprezza il modo di agire delle polizie.La magistratura spagnola annuncia che potrebbe intervenire contro i Mossos d’Esquadra per la loro inerzia e passività. Ada Colau, sindaco di Barcellona, chiede le dimissioni di Rajoy.

I vigili del fuoco continuano a proteggere la popolazione e utilizzano i propri mezzi come barricata per evitare che la Guardia Civil arrivi nei seggi per sgomberarli.

Marco Santopadre, in una nota scrive: “Finora negli ospedali catalani sono stati curati circa 40 tra attivisti e votanti a causa della violenza della polizia, tre i feriti gravi
Il ministero degli interni spagnolo difende la “proporzionalitá” dell’intervento della polizia. A Placa de Catalunya è in atto una provocazione da parte di un gruppo di fascisti. Nei seggi dove si può votare ci sono lunghissime file, precedenza viene data alle persone disabili e agli anziani

Alle 15.30 i vigili del fuoco, che stavano proteggendo la popolazione, vengono caricati dalla polizia nazionale spagnola.

Il governo catalano chiede all’Europa di sanzionare la Spagna per le sue azioni criminali e per aver messo a rischio l’immagine dei diritti umani previsti dall’Europa stessa.

A Palermo Isati Iunco #PoterePopolareCentri Sociali Palermo e antudo.info promuovono un presidio di solidarietà al popolo della Catalogna (Concentramento ore 18:00 sotto il Consolato spagnolo “Grattacielo”- Piazzale Ungheria, 73).

Torrent d’en Melis

La delegazione ora, alle 16:20, si dirige verso la scuola più vicina, Torrent d’en Melis, per verificare se effettivamente questa e la Pit-Roig siano le uniche due rimaste aperte nel quartiere di El Guinardó. I pompieri presidiano la scuola con le persone che qualche ora fa

Institut Joan Brossa

hanno resistito all’attacco della polizia spagnola. La delegazione si sposta ulteriormente in un seggio nelle vicinanze della scuola Torrent d’en Melis, l’Institut Joan Brossa, poiché vi è scarsità di militanti.

La polizia catalana sfida i funzionari spagnoli della Guardia Civil che usano la violenza contro gli elettori a Gavà.

La delegazione riferisce che nella tarda serata l’allerta di intrusioni e cariche da parte della Guardia Civil sarà più alta, poiché conterà sulla stanchezza dei

Institut Joan Brossa

militanti, sulla minore affluenza e sul fatto che le urne saranno piene.

È ufficiale: alle 17 Magistratura, Tribunale Superiore e Guardia Civil indagano e identificano i Mossos d’Esquadra per passività. L’accusa è disobbedienza.

Dopo i vari interventi della polizia spagnola al referendum, i feriti alle 17:10 si attestano a 465. Vi sono diverse persone gravemente ferite.
Il vice presidente spagnolo nega l’evidenza, affermando che non vede brutalità nell’azione della polizia contro gli elettori, poiché le azioni sono state prese contro il materiale referendario e non contro le persone.

Institut Català de la Salut; la polizia che osserva
Folla davanti al seggio a Gràcia

Ore 18: La delegazione si dirige verso Gràcia e trova per la strada un altro seggio, all’Institut Català de la Salut. Arrivano alle 18:20 a Gràcia. Dei ragazzi presenti al seggio de l’Escola Pau Oasals spiegano che- quando si scorge la Guardia Civil in arrivo- si bloccano gli autobus e si utilizzano come barricata per rallentare la corsa della celere. Di solito la polizia desiste e prova ad attaccare un altro seggio. I militanti si muovono come un assembramento e pare quasi che a condurli sia metaforicamente un cervello collettivo.

Adesso la la delegazione fa rientro al Pit- Roig poiché un elicottero sorvola il seggio ed è quindi alta la probabilità di un assalto della Guardia Civil.

Nel frattempo arriva la notizia che 319 punti voto sono stati sigillati; ciononostante il governo catalano invita i cittadini a continuare nelle operazioni di voto.

Pit- Roig chiusa dai militanti

Alle ore 19 la delegazione ci informa che la Guardia Civil si sta dirigendo verso il seggio da loro presidiato, alla scuola Pit- Roig. I militanti e gli scrutatori che occupano il seggio adottano la decisione di tanti altri punti voto: sigillare autonomamente il seggio per impedire alla polizia di entrare e permettere la protezione dell’urna, per poi migrare verso un altro seggio.

Strada per Campins
Igualda

Oltre a pullman e autobus utilizzati come barricata mobile, o alla chiusura precoce di alcuni seggi, il popolo catalano decide di utilizzare anche ciò che la propria terra gli fornisce per rallentare l’arrivo della Guardia Civil ai seggi: nella strada per Campins si abbattono gli alberi adiacenti alla carreggiata per ostacolare il passaggio della polizia.
Ore 19: tutti i collegi di Igualda (Anoia) sono stati chiusi per contare i voti. Le urne sono portate di corsa dai membri dei tavoli elettorali dal seggio all’Ateneu della città. Il centro è pieno di cittadini che scortano il passaggio delle urne e applaudono.

Il seggio locato alla scuola primaria Pit- Roig viene chiuso ufficialmente alle 19:50. La delegazione farà tappa in un altro punto voto, che contribuirà a mantenere aperto e sicuro.
Negli stessi momenti si svolge una manifestazione presso la

Puerta del sol

Puerta del Sol a Madrid in solidarietà con la Catalogna e contro la repressione del governo Rajoy. Alcune fonti giornalistiche parlano di scontri con la polizia.

La delegazione si sposta nel seggio del Torrent de Can Carabassa. È ufficialmente cominciato lo spoglio delle schede alle ore 20, tutti i seggi sono chiusi.

Pablo Iglesias, leader di Podemos: “Il mondo intero ha visto l’uso della forza pubblica contro i cittadini. C’è una crisi di Stato. Ci sono migliaia di spagnoli che provano orrore per le immagini di oggi. Rajoy non si dimetterà, dobbiamo toglierlo dal governo. Quello che ha più senso è un referendum concordato, e oggi ne abbiamo avuto la conferma”.

Il numero dei feriti confermato alle ore 20:21 è di 761.

Arrivano i risultati ufficiali per il solo seggio della scuola Pit- Roig:
Totale voti: 1439
Sì: 94%
No: 4%
Nulle: 1%
Bianche: 1%

Mariano Rajoy afferma: “Non c’è stato alcun referendum per l’autodeterminazione in Catalunya”.

Ore 21:36: in tutta Barcellona vengono montati maxischermi per proiettare in tempo reale i risultati del referendum. Tra poco a Plaça de Catalunya avrà inizio una grande manifestazione di festa per proclamare i dati.

Ore 21:55: a Lleida i Mossos continuano a frapporsi tra i manifestanti e la polizia spagnola formando un cordone di sicurezza. La gente continua ad arrivare e la tensione aumenta. Negli stessi istanti a Barcellona si festeggia dappertutto e in particolare in piazza Catalunya.

Piazza Catalunya

Il governo catalano denuncia la Guardia Civil e la polizia per lesioni, costrizioni, minacce, disordini e crimini contro i diritti individuali. Le organizzazioni che hanno sostenuto l’indipendenza della Catalunya chiamano uno sciopero generale per il 3 ottobre.

Documento di solidarietà Sardigna- Catalunya

Numerose forze identitarie ed indipendentiste della Sardegna (PSd’Az, Rossomori, La Base, Associazione Sardos, Sardegna Possibile, Sardigna natzione, Irs, Sardigna libera, Liberu, Gentes) firmano un documento di solidarietà con il popolo catalano, per l’indipendenza e il diritto all’autodeterminazione

Cagliari, 21 settembre 2017

Il popolo catalano e le istituzioni che lo rappresentano stanno vivendo, in questi giorni, ore drammatiche e sconcertanti che riportano alla luce antistoriche e stantie pratiche violente e centraliste che rischiano di provocare una inaccettabile ferita alla democrazia e minano la credibilità politica dell’Unione europea. Gli arresti, le violenze e i sequestri ad opera del governo del Regno di Spagna non fermeranno però il referendum per l’indipendenza della Catalogna e non rallenteranno il cammino di libertà intrapreso dai popoli europei, ad iniziare da quello sardo. Le forze identitarie e indipendentiste della Sardegna sono dunque al fianco del popolo catalano nella lotta di liberazione nazionale, per l’affermazione dell’irrinunciabile diritto all’autodeterminazione. L’intesa sul punto tra le organizzazioni culturali, civiche e politiche alle quale apparteniamo, testimoniano la solidarietà e la vicinanza di tutti i sardi ai catalani e ci impegnano tutti a proseguire con ancor più determinazione e maggiore coraggio nel cammino dell’indipendenza, attraverso gli strumenti e i valori della democrazia, della pace e dei diritti dei popoli.

Visca Catalunya i el poble català, lliures!

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La redazione di Pesa Sardigna ricorda ai suoi lettori che in data 22 settembre a Cagliari, davanti al consolato onorario spagnolo in via Baccaredda 1, vi sarà un sit-in indetto dal Comitadu sardu pro su Referendum de sa Catalunya, cui possono aderire singoli e associazioni. La redazione si fa portatrice dell’invito alla mobilitazione di quante più forze possibile per dare sostegno alla Catalunya che vede oggi la sua democrazia insidiata dallo stato spagnolo. Fin’ora le associazioni e i singoli che hanno deciso di aderire sono:

  • Collettivu Furia Rossa- Oristano
  • Iosella Grussu Maccioni
  • Sardigna Natzione Indipendentzia
  • Fronte Indipendentista Unidu
  • Federatzione de sa Gioventude Indipendentista
  • Salvatore Cadeddu
  • Sarde-i in sostegno del popolo catalano
  • Seddone Burramballatot
  • Sardegna Possibile
  • Circulu Indipendentista Hugo Chavez
  • Scida- Giovunus Indipendentistas
  • TzdA ProgReS Casteddu
  • Sa Domu- studentato occupato Casteddu

Per aderire alla manifestazione scrivere a questo indirizzo.

 

Spagna ritorna al franchismo: 13 arresti in Catalunya

Oggi, tredici arresti tra le alte cariche istituzionali catalane e perquisizioni in corso in tre dipartimenti del governo catalano: migliaia di persone in piazza.

Agenti della Guardia Civil si sono presentati all’alba nel dipartimento di economia del governo catalano per perquisirlo. Sono entrati anche in altri 4 enti e imprese e nella sede dell’Agenzia Tributaria. Tredici arresti tra le alte cariche istituzionali catalane.

La popolazione accerchia i mezzi della Guardia Civil

Il vicepresidente Junqueras ha dichiarato che gli agenti si stanno intromettendo nel lavoro del dipartimento, e questo colpisce tutti i catalani senza distinzioni. “Stiamo vivendo un attacco ai diritti civili di tutti i cittadini”. La consigliera agli Affari Sociali ha confermato tutto: “Siamo in una situazione vergognosa.”.

Le associazioni sovraniste hanno fatto un appello alla popolazione per concentrarsi in modo pacifico davanti ai dipartimenti presi di mira dalla Guardia Civil. “È arrivato il momento, resistiamo pacificamente”, ha affermato Jordi Sanchez, presidente dell’ANC.

Manifestanti in piazza a Barcellona

Il portavoce del governo catalano Turull ha chiesto calma e serenità nella risposta allo stato di polizia nel quale si è convertito lo Stato spagnolo.

Anche la CUP si unisce all’appello alla mobilitazione pacifica, alla resistenza civile.

La Guardia Civil ha tagliato wifi e internet al “ministero” dell’economia catalano che ora è senza telefono e senza connessione. Dopo qualche minuto la connessione è tornata.

Più di duemila persone accompagnano i sindaci di Girona e di Palafrugell presso la magistratura dove sono stati convocati per  la loro adesione al referendum.

Catalunya Radio afferma che fonti del PP di Madrid dicono che oggi verrà dato il colpo finale al referendum.

La piattaforma ‘A Madrid per il diritto a decidere’ convoca una concentrazione presso la Puerta del Sol oggi alle 19.30.


DICHIARAZIONI

Presidente Puigdemont: Lo stato di diritto è stato violato, lo Stato spagnolo ha di fatto sospeso il governo catalano. Le perquisizioni, le detenzioni, l’intimidazione ai mezzi di comunicazione, il blocco dei conti della Generalitat… è una situazione inaccettabile in democrazia. Condanniamo il comportamento illegittimo, totalitario e antidemocratico dello Stato spagnolo che oltrepassato la linea rossa che lo separava dai regimi totalitari e si è trasformato in una vergogna democratica.
I cittadini sono convocati a votare, dobbiamo difendere la democrazia. Difenderemo il diritto dei cittadini di decidere liberamente il loro futuro, è questo l’incarico che abbiamo ricevuto da loro e dal Parlamento.
Il primo ottobre usciremo di casa portandoci una scheda elettorale e la useremo. Il Governo prenderà sempre decisioni in base al mandato elettorale. 
Quel che stiamo vivendo in Catalogna non si è mai visto in nessuno Stato dell’UE.
Non accetteremo un ritorno ad epoche passate e non permetteremo a nessuno di decidere il nostro futuro”.

Joan Tardà (ERC) si rivolge ai manifestanti: “vogliono che ci sia violenza, ma non ci sarà”Il deputato di ERC al congresso spagnolo ha preso parte alle mobilitazioni di questa mattina e ha chiesto di manifestare con fermezza ed evitando la violenza. Vogliono farci deragliare. La nostra fermezza sarà pacifica e nonviolenta. Vinceremo perché siamo democratici”.

Il segretario catalano del sindacato CCOO: “Difendere i diritti di partecipazione è un dovere di tutti i cittadini, al di là della posizione sul referendum”.

Pablo Iglesias, leader spagnolo di Podemos: “Chi pensa che la magistratura e le forze dell’ordine siano la risposta alla gente che si mobilita non capisce la democrazia”.

Junqueras, vicepresidente catalano, contro gli arresti di cariche politiche, interviene dicendo: “La lotta va oltre la repubblica catalana, bisogna difendere i diritti  civili“.

Anche i sindacati non indipendentisti ipotizzano uno sciopero generale per difendere i diritti civili e persino il partito di Ada Colau chiama alla mobilitazione.

Articolo estratto da (tutte le news sulla Catalogna sono reperibili a questo link)
http://www.franciscupala.net/referendum-catalano-del-1-ottobre-aggiornamenti-ultime-notizie/ 

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La redazione di Pesa Sardigna ricorda ai suoi lettori che in data 22 settembre a Cagliari, davanti al consolato onorario spagnolo in via Baccaredda 1, vi sarà un sit-in indetto dal Comitadu sardu pro su Referendum de sa Catalunya, cui possono aderire singoli e associazioni. La redazione si fa portatrice dell’invito alla mobilitazione di quante più forze possibile per dare sostegno al Catalunya che vede oggi la sua democrazia insidiata dallo stato spagnolo. Fin’ora le associazioni e i singoli che hanno deciso di aderire sono:

  • Collettivu Furia Rossa- Oristano
  • Iosella Grussu Maccioni
  • Sardigna Natzione Indipendentzia
  • Fronte Indipendentista Unidu
  • Federatzione de sa Gioventude Indipendentista
  • Salvatore Cadeddu
  • Sarde-i in sostegno del popolo catalano
  • Seddone Burramballatot
  • Sardegna Possibile
  • Circulu Indipendentista Hugo Chavez
  • Scida- Giovunus Indipendentistas
  • TzdA ProgReS Casteddu

Per aderire alla manifestazione scrivere a questo indirizzo.

Manifestazione di solidarietà alla Catalunya

Una foto della Diada, festa nazionale della Catalunya

La Catalunya attraversa un periodo storico determinante per la sua libertà. Dopo secoli di colonizzazione e di lotte contro la stessa, la stragrande maggioranza del popolo proclama la volontà di svincolarsi dal potere centrale di Madrid per poter affermare finalmente le proprie peculiarità di nazione.

Nella quasi totale censura dei media nostrani- e non- negli ultimi mesi abbiamo assistito a numerose escalation repressive da parte della Spagna nei confronti di chi sostiene l’imminente rottura dei catalani con la monarchia castigliana. La vittoria del  avrà esiti ben più vasti della creazione di un altro stato nella penisola iberica, dal momento che si apriranno numerosi nuovi fronti geopolitici per l’Europa e orizzonti di speranza e lotta per tante nazioni senza stato, oggi ancora incapaci di alzare la testa.

L’esempio della Catalogna è edificante e mirabile sotto ogni punto di vista, a partire dalla coesistenza tra non-violenza, frontalità e rigore del movimento indipendentista, che con un lavoro capillare- portato avanti con flessibilità politica pur con forte determinazione e intolleranza verso il potere centrale spagnolo- ha fatto raggiungere i risultati che oggi sono sotto gli occhi di tutti: solo qualche giorno fa, 11 settembre, in occasione della Diada (Diada Nacional de Catalunya) milioni di catalani si sono riversati nelle strade e nelle piazze per festeggiare la propria nazione e dichiarare al mondo un Sì alla fine di seicento anni di dominazione spagnola.

In questo frangente storico la Sardegna, anch’essa nazione senza stato soggetta a soprusi da secoli, ha preso posizione tramite il Comitadu Sardu pro su Referendum de sa Catalunya, che dopo aver organizzato numerosi incontri informativi con la presenza di Joan Adell Pitarch, delegato della Generalitat catalana all’Alguer (Alghero), indice una manifestazione in sostegno al venturo referendum per l’indipendenza della Catalunya davanti al Consolato spagnolo a Cagliari. I manifestanti consegneranno al console onorario una richiesta di rispetto della democrazia e annunceranno la partenza di una delegazione sarda del Comitadu che vigilerà sul regolare svolgimento democratico del referendum.

La chiamata

“Invitiamo i singoli, le associazioni, i collettivi e i partiti che sono d’accordo con il testo di questo appello a sottoscriverlo con un post nell’evento o con un messaggio all’indirizzo sardignacatalunya@gmail.com

Mobilitazione per il diritto dei cittadini catalani a celebrare il Referendum per l‘Indipendenza

La situazione della Catalogna in questi giorni che precedono il referendum del primo ottobre, non è degna degli standard che ci si aspetterebbe da un paese civile e rispettoso delle garanzie democratiche. Perquisizioni, minacce di arresto e intimidazioni stanno segnando la vita quotidiana di tutte quelle persone, associazioni, partiti, sindacati, movimenti, imprese e testate giornalistiche che si stanno impegnando perché i cittadini catalani possano godere del diritto all’autodeterminazione nazionale celebrando un referendum democratico.

I responsabili di questa situazione sono le istituzioni del Regno di Spagna, governo e magistratura in primis.
Dal momento che consideriamo il riconoscimento del diritto dei popoli ad autodeterminarsi uno dei fondamenti della vita democratica e della convivenza pacifica fra le nazioni, abbiamo deciso di inviare un segnale di solidarietà al popolo catalano e di monito al governo spagnolo. Come sardi e come indipendentisti siamo vicini ai nostri fratelli catalani e siamo pronti a dar loro tutto il supporto necessario perché possano avvalersi di un diritto riconosciuto dalle principali convenzioni internazionali. I cittadini catalani non sono soli e da parte nostra eserciteremo tutte le pressioni sul consolato spagnolo perché arrivi forte e chiaro il segnale che tutti i popoli che amano la libertà e la democrazia ora sono catalani!

Per questo convochiamo per venerdì 22 settembre alle 17:00 un sit in sotto il Consolato spagnolo di Cagliari, in via Baccaredda.
Invitiamo a partecipare tutti i singoli, le associazioni e i partiti indipendentisti e tutti quei singoli che riconoscono il diritto di ogni popolo della Terra all’autodeterminazione e che in generale hanno a cuore i fondamentali valori democratici.
Facciamo sentire la nostra solidarietà ai fratelli catalani, e facciamo capire al governo spagnolo che la loro prepotenza non ci spaventa.”

Link all’evento Facebook:
https://www.facebook.com/events/144746219461675/?acontext=%7B%22action_history%22%3A%22[%7B%5C%22surface%5C%22%3A%5C%22page%5C%22%2C%5C%22mechanism%5C%22%3A%5C%22page_upcoming_events_card%5C%22%2C%5C%22extra_data%5C%22%3A[]%7D]%22%2C%22has_source%22%3Atrue%7D

 

Il socialismo bolivariano contro oligarchi e USA – di Marco Piccinelli

*di Marco Piccinelli

Un murale in ricordo del presidente Ugo Chavez, fondatore del bolivarismo moderno

Caracas, venerdì 28 Luglio ore 14:00 locali, 20:00 ora italiana: il giorno dopo il comizio conclusivo del Presidente Nicolàs Maduro, raggiungiamo telefonicamente Geraldina Colotti, giornalista che si trova in Venezuela per testimoniare quanto sta accadendo prima del voto della Costituente previsto per domani, domenica 30.

Di seguito, dunque, l’intervista esclusiva che la redazione di La Riscossa ha realizzato.

  • Si sono viste manifestazioni pro-Costituente e i media occidentali, come sappiamo, trasmettono quotidianamente notizie di “guerriglia”. Qual è il clima che si respira in Venezuela?

«Sembra di vedere due paesi diversi, se teniamo anche conto dell’immagine che viene fornita dai media occidentali, completamente distorta, ad uso e consumo di un processo che vuole screditare da moltissimo tempo la legittimità del Governo Bolivariano del Venezuela. Questa delegittimazione, ovviamente, ha un fine: dire che il Socialismo, foss’anche quello di matrice umanista, cristiana come si definisce quello Bolivariano, ha fallito ed è portatore di miseria, povertà e insicurezza per le masse popolari. Dunque avallando, in buona sostanza, le pratiche eversive che sta portando avanti l’opposizione venezuelana: la “guerriglia”, sostanzialmente, s’è intensificata da 3 mesi a questa parte, ha provocato oltre 300 morti, ed è, sempre per i media occidentali, “la reazione legittima contro una dittatura che non lascia spazio neanche al dissenso”. Dissenso, insomma, che ne avrebbe ben donde per le ragioni che ho espresso prima. Questa è la versione generale da propaganda di guerra che si sta diffondendo in questa fase.

Ci sono, effettivamente, delle zone popolate da classi medie e medio-alte che sono da sempre teatro di queste violenze a partire dal colpo di Stato del 2002 contro Chavez, proseguendo con la serrata petrolifera, fino alle ‘guarimbas’ di qualche anno fa. Le questione che è rimbalzata ancor di più sui giornali occidentali è stata, poi, la vicenda di un altro tipo di rivolta, quella militare (tecnicamente nda) di quel gruppo di ufficiali golpisti dell’esercito, in Plaza Altamira, la stessa piazza epicentro dove abbiamo visto ricomparire il poliziotto (che aveva rubato l’elicottero da cui aveva lanciato granate sugli edifici pubblici) il quale ha inneggiato al golpe. Tuttavia, stavolta, lo Stato Maggiore dell’Esercito Bolivariano, Vladimir Padrino Lopez, ha risposto a tono ribadendo più volte ciò che ha detto Chavez per rigettare l’arroganza delle sanzioni nordamericane, le quali hanno colpito 13 funzionari del Governo. La pratica delle sanzioni, c’è da dire, è stata ‘inaugurata’ da Obama, portando come motivazione quella del “Venezuela come minaccia nei confronti degli Stati Uniti”. Padrino Lopez ha rigettato, per l’appunto, questa arroganza rispondendo alla comunità internazionale che “non si costruisce una comunità internazionale con le bombe ma con il rispetto della dignità dei popoli e del popolo venezuelano in particolare”.

  • Che è anche quello che ha risposto il Presidente Maduro alle affermazioni della Mogherini.

«Sì, esattamente».

  • Le proteste che vengono propagate da tutti i media occidentali e statunitensi sono concentrate a Caracas, così com’è stato per gli episodi di tre anni fa, oppure l’estensione è maggiore?

Una delle tanti manifestazioni in sostegno al bolivarismo, contro le violente opposizioni delle destre filo USA

«È bene precisare questo: mentre a Caracas avviene quanto sopra menzionato, tutto il resto del Paese produce, lavora tranquillamente in serenità, come se ci fossero ‘due paesi’ , come ho detto prima. Gli scontri, in ogni caso, si verificano tanto nei quartieri medio-alti di Caracas quanto in alcuni altri di determinate Regioni governate dall’opposizione. Anzi, sarebbe più corretto dire “di municipalità governate dall’opposizione”, soprattutto nel Tàchira (al confine con la Colombia nda) in cui c’è un Governatore ‘chavista’  ma si verifica un ‘traffico’ con la Colombia, grazie a gruppi paramilitari, in termini di mercato nero, alimentare, del petrolio che sfruttano in funzione antibolivariana».

  • Prima di tornare sulla questione della guerra alimentare, però, è bene parlare del voto della Costituyente di domenica 30 (oggi. n.d.R.). Tecnicamente, come si voterà e su cos’è il voto di dopodomani?

«È un’esperienza straordinaria vivere questa fase politica e storica. Intanto per la passione che ci mettono i compagni venezuelani che militano e partecipano in favore della Costituyente e, anche per chi ha poca dimestichezza con le pratiche democratiche come la sottoscritta, ci si rende conto che l’esercizio democratico non è un feticcio e viene preso molto sul serio perché è la forma attraverso cui si esprime ripetutamente la democrazia partecipata e protagonista, che è l’asse centrale della Costituzione Bolivariana. C’è, quindi, una marea di giovani e di persone molto preparate che lavorano a questo sistema elettorale che è stato considerato da tutti gli osservatori internazionali quasi perfetto, “a prova di frodi”, uno dei migliori al mondo. Il che, tra l’altro, illumina meglio quale sia la strategia dell’opposizione che quando vince, e lo fa attraverso questo sistema elettorale, se ne guarda bene dal protestare; quando, al contrario perde, comincia a gridare alla frode. Addirittura Capriles Radonski, leader dell’opposizione chiese il riconteggio manuale dei voti: una cosa completamente demenziale, dato che è un sistema totalmente elettronico e informatizzato. Sarebbe lunghissimo da spiegare, dico solo un paio di cose significative a riguardo: in primis, per garantire l’effettiva veridicità e validità del voto, il Governo venezuelano s’è dotato di sofisticati software di riscontro interno del voto e, a differenza degli USA, dove pure vige un sistema automatizzato del voto, qui c’è un doppio riscontro, tanto con ricevuta cartacea del voto effettuato quanto con l’impronta digitale dopo aver votato.

Dunque il conteggio del voto procede in maniera molto rapida. Questa, inoltre, non è una tornata elettorale tradizionale: durante le elezioni presidenziali, ad esempio, ci sono giorni e giorni di prove del sistema e di verifiche meccaniche (e ‘umane’) incrociate con tutti i partiti, per far sì che non ci possano essere falle nel sistema di voto.

Con questo sistema i risultati si conoscono prestissimo, tuttavia per le elezioni della costituente le urne rimarranno aperte fino a quando c’è gente ai seggi, diciamo, anche se di norma c’è un’orario di chiusura (16:00 o 18:00). Ovviamente, questa non è una elezione tradizionale, come dicevo prima, è un’elezione di cittadini, ci sono persone che si iscrivono come rappresentanti di un comune, o dei pensionati, ad esempio, dunque possono esserci anche rappresentanti dell’opposizione, qualora dovessero venir eletti. Non a caso a monte di tutto questo c’è il Poder Popular, che nel senso più ampio e più forte del termine, è l’istanza che presiede non solo alla Costituzione Bolivariana ma è l’essenza originaria della stessa. Un po’ come successe nella Comune di Parigi e i presupposti sono simili: non già quello di azzerare l’avanzatissima costituzione Bolivariana bensì ampliarne lo spettro dei diritti, che nel corso di questi anni sono stati acquisiti ma che non potevano essere contemplati nel testo originario, dato che è stato frutto di una mediazione in cui le parti in causa erano molte, come la chiesa cattolica. Proprio la chiesa cattolica venezuelana sta facendo ‘il diavolo a 4’ e rappresentano un vero e proprio partito di guerra, sceso pesantemente in campo contro lo Stato, disobbedendo agli ordini di Papa Bergoglio che aveva chiesto di disinnescare le violenze ai tremendi vescovi che furono insediati da Wojtila. Il voto, comunque, è un sistema che mette in moto un processo lungo, quello della Costituente, che poi dovrà essere votato tramite referendum popolare».

  • Questa, insomma, non è e non sarà l’unica elezione per la Costituente, dunque? Spiegaci un po’ qual è ‘l’oggetto del contendere’ e com’è strutturato il voto per la Costituente.

«Intanto ci sono 543 candidati per liste, individuali (pensionati, operai, etc). Dopodiché ogni comune, a seconda della grandezza, ha la possibilità di eleggere un certo numero di candidati. Tutti questi candidati verranno votati in questo voto di domani, uno di lista e l’altro individuale, e saranno quelli che faranno parte dei 543 costituenti che metteranno in moto tale meccanismo. Questo ‘motore’ che si mette in moto, ovviamente, non si sa quanto potrà durare: può anche darsi che ci vogliano 6 mesi e inizierà un dibattito per ambiti (ad es. la terra, la pesca, la questione di genere, la diversificazione dell’economia e così via) portando nei dibattiti tutte le esperienze di autogoverno che ci  sono state nel corso degli anni e che hanno rappresentato il vero anticorpo alla guerra economica. Il Venezuela, insomma, vuole intraprendere quello che non ha compiuto precedentemente, ovvero, il ribaltamento dei rapporti di produzione. L’architrave dello stato borghese nel corso del tempo non è stato modificato, nei fatti, dal Venezuela: è stata appena intaccata da un processo interno di sviluppo e contro potere che ha innescato il chavismo, il quale a sua volta ha messo in moto diverse politiche che hanno drenato risorse attraverso le ‘misiones sociales’ direttamente dall’esecutivo socialista ai consigli comunali, molti dei quali si sono federati in ‘comunas’. Gli eletti che dovranno dibattere dei temi sopra citati, ovviamente, dovranno riportare la discussione nel Paese, come se fosse una ‘grande Agorà’, come s’è sempre fatto in Venezuela».

  • Sentendoti parlare cade pezzo dopo pezzo la tesi occidentale di Maduro “dittatore”…

«Ma quale “dittatore” rimanderebbe nelle mani del popolo ogni tipo di decisione rispetto a quanto costruito fino ad oggi? Ma quale dittatura, poi, permetterebbe a queste destre di continuare impunemente come stanno facendo, fino al punto da ardere vivi essere umani perché chavisti, sono oltre trenta le persone bruciate a la Ku Klux Klan. Quale “dittatura” avrebbe permesso una consultazione, fatta passare per plebiscito, che si è svolta in modo illegale e arbitrario dalle destre?»

  • Che ha visto, documentate, prove di falsificazione della consultazione stessa come i voti multipli…

«Esattamente! Un voto con le solite truffe della solita opposizione, ecco, la quale ha provveduto subito, ancora prima che si chiudessero i seggi, a comunicare di aver raggiunto la cifra di sette milioni di voti».

  • Meno di quelli che ha preso Capriles alle elezioni Presidenziali, in ogni caso.

«Si, tra l’altro. Oltretutto, quello che hanno fatto, dopo aver comunicato i ‘risultati’ alla stampa internazionale, hanno bruciato tutte le schede. C’è di più: i calcoli, tra l’altro, hanno mostrato che neanche se ogni elettore fosse stato ‘un fulmine’ e si fosse precipitato da un “seggio” all’altro e avesse votato “alla velocità della luce” si sarebbero raggiunti quei numeri. La consultazione convocata dalla MUD è stata, in sostanza, abbastanza demenziale».

  • Certo è che un “sistema dittatoriale” non concede elezioni così frequentemente, né le perde, per altro.

«Sì, ed è proprio questo il punto: 18 anni di Venezuela Bolivariano non sono molti, nell’arco della Storia di un Paese, per far sì che si stabilizzi uno Stato, calcolando anche che l’inflazione indotta dalla guerra economica, etc. Per tutta una prima fase del chavismo i soldi derivanti dalla nazionalizzazione e statalizzazione del petrolio sono stati usati soprattutto per saldare l’enorme e centenario “debito sociale” nei confronti degli indigeni, delle categorie che non avevano nulla da mangiare né tanto meno un documento di identità, per dire. Poi, ovviamente, s’è verificato il colpo di Stato contro Chavez nel 2000 e l’economia era stata ridotta allo zero assoluto dopo la serrata petrolifera. Tutti i tentativi di diversificazione dell’economia da parte del chavismo hanno prodotto dei risultati: sono andati avanti, pur con mille storture, perché un processo come quello bolivariano sperimenta senza avere il controllo totale dei mezzi di produzione, e quello che s’è fatto è stato tantissimo. Quando uno Stato, poi, ha una percentuale di persone che si triplica, rispetto ai bisogni e che può accedere a qualsiasi tipo di consumi, che prima non riusciva a consumare neanche un pasto e ora ne riesce a sostenerne tre e in cui le case popolari costruite grazie alla ‘mision vivenda’ sono state addirittura 1.700.000…»

  • Dunque in sostanza dici che sono cambiati i parametri del Paese?

«Certamente: sono cambiati i parametri rispetto ad un Paese che sta cominciando a rimettere in piedi un’economia ma su altri terreni e, costantemente, con un sabotaggio mostruoso incrementato a dismisura negli ultimi anni. Tale sabotaggio ha colpito, come prima dicevo, il settore alimentare, ovvero i bisogni primari delle masse».

  • In Italia s’era arrivati al punto che qualsiasi media, sia stato un sito internet o un quotidiano, come ben sai, parlava di Venezuela nel caos perché i beni di prima necessità erano irreperibili, com’è avvenuta la guerra economica e su quali basi si poggiava?

«Innanzitutto il sistema di distribuzione non è nelle mani statali ma private. O meglio, la piccola produzione agricola, quella che fa mettere insieme più agricoltori formando una cooperativa ha una sua distribuzione, facendo vendere ai mercati la propria merce, quando questo non può avvenire per un motivo o per un altro, si deve ricorrere alle grandi compagnie di distribuzione. Ne esistono di statali ma sono la minor parte rispetto alla quasi totalità che è in mani di privati. Si è verificato di tutto, come si può ben immaginare, dalle tangenti agli “accaparramenti”: per anni i grandi trafficanti andavano a rifornirsi dai produttori, compravano tutto l’acquistabile e vendevano i prodotti al mercato nero a prezzi maggiorati. Un po’ come è accaduto in passato col petrolio al confine con la Colombia, nel Tàchira: fare il pieno per un SUV in Venezuela costa quanto comprare una bottiglietta d’acqua, per dire, dunque immagina quanto poco ci si mette ad andare avanti e indietro alla frontiera per svuotare i distributori venezuelani, dato che in Colombia il prezzo del carburante è molto alto quasi come in Italia, e rivendere quel carburante al mercato parallelo. Lo stesso discorso è stato fatto con il cambio dollaro/bolivar: c’è un sistema parallelo, basato su un sito che si chiama dolartoday.com, tremendissimo, che perverte l’economia. Tale sito, basato a Miami, fornisce dei falsi parametri per il cambio dollaro/bolivar, tant’è che nel sito c’è espressamente scritto “Càmbio y valor de el dolar paralelo” che perverte e deprime l’economia, come ho detto. C’è anche poi, connesso, il “rischio paese” calcolato dalle Agenzie di Rating, connesso a questo sistema, che viene affibbiato ai Paesi per cui quando vai a chiedere un prestito pretendono, se il tuo rischio è elevato, i soldi tutti in contanti oppure un interesse maggiorato perché non sei considerato ‘solvente’. Questo sistema di sabotaggio vige da anni e il Governo Bolivariano sta prendendo contromisure, ancora una volta, rivolgendosi al Poder Popular: esiste un sistema di autorganizzazione diretta (i CLAP, comitati di rifornimento e produzione) in cui si produce, l’ho visto coi miei occhi, anche sfruttando gli orti urbani, per far fronte alla tremenda guerra economica. C’è stato uno straordinario processo di ripresa e di mantenimento: calcoliamo, per un momento, il prezzo del petrolio, che scende vertiginosamente a giorni alterni. Il Venezuela, deve far fronte ai prezzi del mercato ma non per questo fa pagare questa crisi indotta dai mercati alla popolazione: il 70% degli introiti derivanti dal petrolio lo si investe in ‘misiones’ sociali. Ecco perché le coperture, per lo studio, la cultura e i diritti elementari, non sono mai venuti meno.

Qui si capisce quanto sia strumentale la protesta di questi che si dicono ‘studenti’, ma sono ricchi figli di persone delle classi medio-alte, sia una bufala: i bambini delle elementari hanno in dotazione un computer, oltre ai libri e all’istruzione gratuita; gli universitari ricevono un iPad, ad esempio, ma così come ci sono anche le borse di studio all’estero… Si capisce facilmente perché il Venezuela viene considerata una minaccia per il Mondo: è in completa controtendenza e anche se non è presente il socialismo e alcune grandi imprese fanno buoni affari, togliendo anche solo un po’ di questi ‘buoni affari’ stanno bene tutti. Anche questo progetto bolivariano, umanista, cristiano e riformista non va bene al potere.

In Italia abbiamo inserito il pareggio di bilancio in Costituzione che mette fuorilegge non solo le riforme strutturali, ma anche il keynesismo. La natura rapace e guerrafondaia del capitalismo non può consentire il benessere della popolazione perché ha bisogno di distruggere».

Articolo originale: http://www.lariscossa.com/2017/07/29/vi-racconto-cosa-sta-accadendo-venezuela-intervista-esclusiva-geraldina-colotti/

Il Governo catalano in Sardegna per il Sì all’Indipendenza

Dal 14 al 24 luglio si terrà un ciclo di incontri per spiegare ai cittadini sardi cosa sta avvenendo in Catalogna e in che cosa consisterà il Referendum per l’indipendenza che il Presidente del Governo Catalano ha recentemente  convocato per il prossimo primo ottobre. I catalani saranno chiamati a rispondere al seguente quesito: “Volete che la Catalogna sia uno Stato indipendente in forma di repubblica?“.

L’iniziativa è nata dal “Comitadu pro su Referendum de sa Catalunya” che è nato appunto per offrire notizie di prima mano e non filtrate politicamente e ideologicamente dagli organi di stampa italiani (che ovviamente hanno interesse a sminuire la cosa).

Il Comitato ha organizzato tre tappe: a Oristano, a SassariCagliari e a Nuoro per dare la possibilità a tutti di poter partecipare agli incontri e continuerà nel periodo estivo le attività in supporto alla causa catalana con lo slogan: “Oe in catalunya, cras in Sardigna” (parafrasando il vecchio motto antifascista di Giustizia e Libertà).

La locandina degli eventi promossi da comitato di sostegno al Referendum per l’indipendenza della Catalogna.

L’attenzione sulle vicende catalane è grande nel mondo indipendentista sardo, perché un successo del Sì potrebbe ovviamente scatenare un effetto domino in tutte le nazioni senza stato in cui esiste un conflitto nazionale e sociale, Sardegna compresa, anche dati i rapporti di vicinanza territoriale e culturale tra i due popoli.

Le iniziative sono di particolare interesse perché ad intervenire non sarà l’esponente di un qualsiasi partito o movimento, ma un responsabile diretto della Generalitat de Catalunya e quindi avremo la possibilità di conoscere con certezza la linea del Governo catalano e anche le nuove informazioni, visto che la situazione è in continuo mutamento.

Ad intervenire sarà Joan-Elies Adell, direttore dell’Ufficio di Alghero della Delegazione del Governo Catalano in Italia.

Le vicende catalane ci riguardano molto da vicino e in particolare riguardano i cittadini di Alghero, visto che in caso di indipendenza della Catalogna dalla Spagna gli algheresi avranno diritto ad avere la cittadinanza catalana, dato che la bozza della Costituzione preparata da un vasto numero di saggi e giuristi catalani dichiara che “i cittadini di altri Stati che hanno legami culturali e linguistici comuni con la Catalogna potranno scegliere, senza rinunciare alla propria, di avere anche la nazionalità catalana, anche se il principio di reciprocità non è riconosciuto dal loro Stato”.

Ecco le date degli incontri:

14 luglio, Oristano, Teatro Martino, via Ciutadella de Minorca, ore 18:00

18 luglio, Sassari, Libreria Dessì, Largo cavallotti, ore 18:30

24 luglio, Cagliari, sede di Scida, via S. Giovanni 234, ore 18:00

25 luglio, Nuoro, Hotel f.lli Sacchi, Monte Ortobene, ore 19:00

Il Donbass sbarca in Sardegna

Nelle giornate del 4, 5 e 6 luglio si terranno nelle sedi del partito indipendentista di sinistra Libe.r.u. di Cagliari, Nuoro e Sassari degli incontri informativi sulla complessa situazione politica delle repubbliche di Lugansk e Donetsk ad est dell’Ucraina.

Queste repubbliche, resesi indipendenti dall’Ucraina, portano avanti la resistenza contro l’avanzata del governo neonazista di Kiev sostenuto dall’Unione Europea.

Gli incontri saranno tenuti da Marco Santopadre, giornalista di Contropiano, di rientro dopo un periodo di permanenza nella regione, che farà un resoconto sulla situazione interna e sulle pesanti ingerenze straniere nell’area.