Il progetto “Sardigna terra de bombas e cannones” sbarca all’ITI Angioy di Sassari

Un momento dell’incontro didattico sul demanio militare all’ITI Angioy di Sassari con il giornalista Luigi Piga

Si è tenuto lo scorso venerdì 21 aprile, all’Istituto Tecnico Industriale G.M. Angioy di Sassari, il nuovo incontro con gli studenti delle scuole superiori nell’ambito del progetto Sa Die de sa SardignaSardigna terra de bombas e cannones.

L’incontro ha fatto seguito a quello del mese scorso al Liceo Mossa di Olbia. Come noto, nei giorni seguenti un’interrogazione parlamentare di Forza Italia, a firma dei senatori di Gasparri, Alicata e Floris, aveva suscitato forti polemiche. Duro l’attacco al professor Cristiano Sabino, citato espressamente nell‘interrogazione, nonché la richiesta di divieto per i successivi incontri e sanzioni per gli organizzatori di Olbia.

Inoltre, a scaldare il clima politico, interviene la manifestazione lanciata il prossimo 28 aprile (in occasione di Sa die de sa Sardigna) proprio al PISQ, indetta dal movimento A Foras che, in questi stessi giorni, sta presentando in diversi punti della Sardegna un Dossier molto accurato sul tema.

Nonostante questo, l’incontro di Sassari è stato calendarizzato seguendo il normale iter dato l’inserimento del progetto Sa Die de sa Sardigna all’interno di una programmazione triennale, approvato regolarmente nei rispettivi collegi docenti. Oltretutto, proprio mercoledì scorso si è appreso della risposta della Ministra all’Istruzione, Valeria Fedeli, che replicava alle rimostranze dei senatori forzisti e dichiarava come pienamente legittimo informare e dibattere negli istituti riguardo argomenti come la presenza del demanio militare in Sardegna.

L’incontro di Sassari si è svolto alla presenza di diverse classi, dalle II° alle V°, con la partecipazione anche di alcuni insegnanti. Ha introdotto e presentato la docente di Lettere responsabile per il progetto, Ninni Tedesco, mentre la relazione è stata affidata a Luigi Piga, giornalista ed economista. Dopo i saluti ai presenti e i ringraziamenti al dirigente scolastico Luciano Sanna e al collegio docenti, l’incontro si è aperto con il ricordo del lavoro e dell’esempio di Vincenzo Migaleddu, scomparso tragicamente pochi giorni fa.

Come nel primo incontro, si è presentato un quadro generale dell’occupazione militare, la sua incidenza assoluta e relativa, e i diversi tipi di insediamento militari, con particolare attenzione ai tre poligoni permanenti.

Oltre ad un po’ di storia della presenza del demanio militare, si è messo in evidenza l’attuale peso sul territorio in termini di ettari e chilometri di litorale e gli andamenti demografici ed economici che vedono i maggiori centri oberati da servitù militari in Sardegna, nettamente penalizzati rispetto ad aree simili, limitrofe e non, che non condividono lo stesso gravame.

Un impatto negativo che viene corroborato dalla stessa legislazione italiana che infatti riconosce a queste aree dei meccanismi di indennizzo a beneficio di Comuni maggiormente oberati e categorie produttive colpite da fermi pesca, sgomberi e danni economici di vario genere. Più ampiamente questi flussi economici prendono il nome di meccanismi di compensazione, strumenti che già nel nome richiamano il fatto che, in linea di principio, l’economia bellica nei luoghi non genera certo effetti positivi, bensì enormi profitti per le industrie belliche e per il Ministero della Difesa che dal PISQ incassa ingenti risorse da eserciti del blocco NATO e alleati, al costo di un impatto ambientale e sanitario estremo (Area Delta di Teulada, inquinamento La Maddalena-Santo Stefano, frazione di Quirra, Escalaplano). Questo processo in economia prende il nome di esternalizzazione e la portata dell’effetto negativo viene, in misura solo infinitesimale, bilanciato con indennità e sussidi.

Le spese belliche in genere sono state poi poste a confronto con quanto viene investito in ricerca scientifica, diritto allo studio di base e universitario, politiche socio-assistenziali e messa in sicurezza del territorio. Proprio riguardo la sicurezza del territorio e lo sviluppo sostenibile, è stato  sottolineata la contraddizione che vede molte aree militari coincidere in parte con la classificazione Parco Naturale o zona SIC.

Oltre ai danni ambientali più evidenti, il raffronto tra borse di studio e alloggi scolastici con gli stanziamenti statali in guerre, armamenti ed esperimenti, sono gli aspetti che più hanno stimolato l’attenzione e la curiosità degli studenti. D’altronde, tra le contraddizioni della Sardegna spicca quella che vede l’Isola come area più militarizzata d’Europa e, al contempo, con il più alto indice di dispersione scolastica.

Uno sguardo, inevitabilmente, alle conseguenze che la militarizzazione della Sardegna genera negli scenari internazionali, sempre più belligeranti. Dall’RWM di Domusnovas che produce bombe che mietono vittime nello Yemen, alla collaborazione tra le università isolane e lo stato di Israele (tramite l’istituto Technion) assai discusso per le politiche segregazioniste e violatrici dei diritti umani di questo stesso stato.

Gli studenti si sono mostrati particolarmente interessati e alcuni hanno manifestato l’intenzione di approfondire ulteriormente diverse tematiche specifiche, richiedendo le slides della presentazione e altri documenti da poter studiare e rielaborare.