Interrogazione parlamentare: a scuola non si deve parlare di basi militari!

Cristiano Sabino, insegnante

Nelle scuole sarde non si deve parlare della presenza militare nell’isola né degli effetti ambientali e sanitari su territorio e popolazione che peraltro sono oggetto di un processo della Procura: è questo, in sintesi, il succo dell’interrogazione parlamentare che i «senatori di Forza Italia Bruno Alicata, Emilio Floris e Maurizio Gasparri hanno presentato (…) ai ministri dell’Istruzione Valeria Fedeli e della Difesa Roberta Pinotti in merito ad un evento, intitolato “Sardigna terra de bombas e cannones” (Sardegna terra di bombe e cannoni) che si è svolto nei giorni scorsi nel liceo scientifico di Olbia “Lorenzo Mossa” per censurare la presenza di basi e poligoni militari in Sardegna» (fonte La Nuova Sardegna).

Nell’interrogazione si sottolinea come il moderatore, Cristiano Sabino, sia un noto esponente indipendentista e come sia «inconcepibile che all’interno di istituti statali vengano diffusi messaggi contro le istituzioni, con tesi sostenute da comitati spontanei, separatisti o antimilitaristi, peraltro senza alcun contraddittorio». I senatori di Forza Italia chiedono alle due ministre misure disciplinari verso lo stesso Sabino e verso chi ha permesso lo svolgersi dell’evento che – ricordiamo – è stato votato dal Collegio Docenti ad inizio anno scolastico.

A quanto pare – per gli estensori dell’interrogazione –  mentre i militari hanno tutto il diritto di realizzare campagne per l’arruolamento e tenere conferenze di vario titolo sia nelle scuole che nelle università, i docenti sardi non hanno alcun diritto di realizzare dibattiti con gli studenti sul fatto che la loro terra ospiti più del 60% delle basi militari dello stato.

Sabino, dal canto suo, non perde tempo e si difende a spada tratta sulla sua pagina Facebook, smontando pezzo per pezzo tutte le tesi che animano l’interrogazione: «Nell’interrogazione si fa il mio nome come “esponente dell’indipendentismo sardo” e si chiede “la sospensione degli altri appuntamenti previsti” e “quali provvedimenti di propria competenza intendano adottare nei confronti degli organizzatori o di coloro che, comunque, hanno permesso questo tipo di manifestazione all’interno dell’istituto”.
Tengo a precisare che all’evento ha partecipato anche l’on. Giampiero Scanu, membro della commissione sull’Uranio Impoverito e che il dibattito era finalizzato alla promozione del confronto democratico all’interno della scuola.
Inoltre non si è trattato di un dibattito contro i militari né antimilitarista, ma di semplice informazione su fatti oggettivi notissimi agli onori della cronaca e su cui verte anche un processo della Procura.
Preciso anche che i prossimi appuntamenti del progetto “Sa die” che si chiede di vietare parleranno di storia e cultura sarda con i colleghi dell’associazione “Storia sarda nella scuola italiana” e con il saggista Omar Onnis.
Si vuole impedire che nella scuola si parli di storia e cultura?
Ho sempre distinto la mia attività politica dalla mia professione e non ho mai fatto né propaganda né politica attiva a scuola. Mi sono però sempre occupato di insegnare ai ragazzi che la loro terra ha una cultura e una storia ben specifiche e che ci sono delle grandi contraddizioni che loro hanno il dovere di conoscere per formarsi una propria idea da futuri cittadini.
La domanda è questa: nella scuola si può parlare di ciò che è la Sardegna e di ciò che vi accade?
Per il resto mi assumo interamente tutte le responsabilità di questa iniziativa e delle mie azioni che rivendico con grande orgoglio e sono pronto a pagarne il fio».

Dopo quest’incredibile attacco alla democrazia e alla libertà d’insegnamento attendiamo di vedere quale sarà la posizione dell’opinione pubblica sarda e cosa dirà – se dirà qualcosa – il governatore Francesco Pigliaru.