Crisi ucraina: lotta anti imperialista per l’indipendenza dei popoli

di Riccardo Sotgia
In vista della terza carovana antifascista organizzata dalla Banda Bassotti e della raccolta di risorse, alimentari e non, a sostegno della stessa, che si terrà stasera (11 marzo, alle ore 19:00) nella sede del Collettivu S’Idea Libera a Sassari, il compagno Riccardo Sotgia scrive un’analisi geopolitica sulla situazione in cui versa oggi l’Ucraina, ripercorrendo le varie tappe storiche.

La crisi ucraina, esplosa nel 2014 con il sanguinoso golpe di Majdan, dopo un lungo periodo di stallo politico si sta evolvendo verso un definitivo distacco delle Repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk, proclamate dalla popolazione locale dopo l’indizione di apposite consultazioni.

In Ucraina, colpita da una paralisi produttiva generale e sempre più impoverita dalle “riforme”, ispirate al liberismo più fanatico, dettate dalla UE, imperversa una lotta senza quartiere fra le diverse fazioni di capitalisti, e le rispettive bande armate vessano e terrorizzano la popolazione.
Al contrario, le repubbliche sorte in Donbass dopo i referendum del 2014 che ne hanno sancito l’autodeterminazione e l’insurrezione contro l’aggressione delle truppe della giunta, nonostante la recente intensificazione della guerra, procedono nella loro strada verso la piena indipendenza e la ricostruzione economica e sociale. In risposta al blocco totale della frontiera improvvisato nelle scorse settimane da gruppi di nazionalisti per fermare l’unica importazione ancora attiva dal Donbass –quella di carbone, in sfida alla stessa autorità di Poroshenko –che obtorto collo ha dovuto accondiscendere, le autorità delle repubbliche hanno nazionalizzato tutte le attività produttive di proprietà dei capitalisti ucraini insistenti sul proprio territorio. Fra esse, soprattutto imprese di importanza strategica, come miniere e stabilimenti siderurgici. Simultaneamente è stato dichiarato, per rappresaglia, il blocco commerciale verso l’Ucraina. Di fronte a questo climax sul piano bellico ed economico, la presidenza della Federazione Russa ha approvato un decreto, provvisorio (ma senza scadenza) e motivato con ragioni umanitarie, con cui finalmente si dà riconoscimento ai documenti rilasciati dalle autorità delle repubbliche.

Sul fronte militare, in totale spregio degli ormai defunti accordi di Minsk, le ostilità da parte delle forze armate ucraine, e con esse dei famigerati “battaglioni punitivi” fascisti, non cessano di colpire il territorio delle repubbliche. A partire dalla recrudescenza a cavallo dell’inizio dell’anno, continuano a essere bersagliati incessantemente ed esclusivamente obbiettivi civili, a scopo terroristico. La settimana scorsa è stata occupata dagli ucraini, per essere poi liberata 48 ore dopo, la stazione di pompaggio e potabilizzazione dell’acqua di Donetsk, interrompendo l’approvvigionamento ed anche approfittando subdolamente della presenza di un ingente deposito di cloro, per tirare con l’artiglieria senza temere contrattacchi. Sotto il tiro dei cannoni, dei mortai e di batterie missilistiche (fra le quali sono state sconsideratamente impiegate quelle di micidiali Točka-U) si trova principalmente tutta la conurbazione di Donetsk (fino al centro della città), specie Adveevka, Yasinovataja, e la zona di Spartak. In ultimo, unità navali ucraine hanno aperto il fuoco dal mar d’Azov verso la zona costiera di Marijupol (la città, adiacente alla linea di contatto, è occupata dai nazisti). Nella LNR, l’attacco si concentra nella zona di Pervomajsk e Stachanov, dopo il fallimento del tentativo di offensiva, a dicembre, lungo l’ansa di Svetlodarsk, presso l’importante nodo ferroviario di Debaltsevo. Il presidente della repubblica di Donetsk, A. Zacharchenko, ha emesso un ultimatum agli aggressori, minacciando di ricorrere ad un’offensiva se non cesseranno i bombardamenti. Tale circostanza, che pare prossima, potrebbe aggravare sensibilmente la situazione, dando appiglio per un intervento diretto alle potenze che osservano il conflitto (o lo manovrano, nel caso statunitense). Nello scorso periodo, i sabotatori della giunta, addestrati da personale NATO, hanno portato a termine vari attacchi terroristici contro alcuni celebri comandanti delle milizie insorte, al fine di colpire e disarticolare le strutture istituzionali e militari delle repubbliche e seminare il panico e la demoralizzazione in vista di un’offensiva su larga scala. Sono stati così vigliaccamente assassinati in attentati i comandanti Arsen Pavlov detto “Motorola”, e Mikhail Tolstych detto “Givi” nella DNR, nonché il capo della milizia della LNR Oleg Anashenko. Le reazioni, tuttavia, sono state diametralmente opposta all’effetto desiderato. Di fronte a questi barbari omicidi, popolo ed esercito hanno fatto quadrato, consolidando lo spirito combattivo e manifestando una crescente insofferenza verso la passività bellica e l’indifferenza dell’ingombrante vicino russo.

Dall’inizio della guerra, la giunta di Kiev ha provocato in Donbass la morte di migliaia di civili, fra cui più di 200 bambini. Solo nella DNR, dall’inizio dell’anno sono stati uccise 60 persone, e 110 sono rimasti feriti. Nonostante ciò, sia gli Stati Uniti (e la NATO) che l’Unione europea continuano a sostenere attivamente l’Ucraina golpista, insistendo nella diffusione della menzogna su un’invasione russa nell’oriente del paese, del tutto priva di fondamento. Proprio la UE, mentre promuove il massacro dei diritti sociali all’interno del proprio spazio politico e nella stessa Ucraina, ha regalato di recente alla giunta di Poroshenko e Groysman una nuova tranche di “aiuti” di 600 milioni di euro, per supportare sfacciatamente lo sforzo bellico fascista contro il Donbass insorto. I parassiti dell’OSCE, inviati come osservatori in zona di operazioni, non vedono e non sentono nulla di ciò che accade, ad iniziare dalla provenienza dei tiri, al carattere civile degli obbiettivi, alla costante violazione degli accordi di Minsk sull’uso dell’artiglieria pesante e dei carri armati. In alcune occasioni, le poche in cui non gozzovigliano in albergo o si accompagnano con prostitute, sono stati addirittura colti a trasmettere le coordinate di obbiettivi sul territorio delle repubbliche all’artiglieria ucraina.

La popolazione è stremata dalle temperature bassissime, dalla mancanza di acqua e di elettricità, e il numero delle vittime civili cresce di giorno in giorno. Sono vittime due volte, la prima per mano ucraina, la seconda per il silenzio colluso della stampa europea. Ciò nonostante, ciascun abitante del Donbass ha chiaro che la resistenza è l’unica contromisura all’annientamento totale.

Di fronte a questo quadro, se è “naturale” vedere i fascisti europei, compresi gli italiani, schierati apertamente con le forze golpiste (di recente Casapound ha incassato la solidarietà dei nazisti di Praviy Sektor per l’attacco subito a Firenze), la natura interclassista, per quanto “socialmente orientata”, che attualmente caratterizza il potere repubblicano a Donetsk e Lugansk, attira da tempo le attenzioni repellenti di settori opportunisti della destra, interessati ai rapporti con la Russia putiniana e a eventuali possibilità di speculazioni imprenditoriali e realizzazioni di profitti. Sotto quest’ottica è possibile leggere le prese di posizione di personaggi vicina alla Lega Nord e Fratelli d’Italia a favore della causa del Donbass, compresa l’apertura di un informale “ufficio di rappresentanza” della DNR, a Torino, da parte del consigliere regionale piemontese di FdI Marrone (lo stesso che ai tempi del golpe, appena 3 anni fa, dichiarò di “schierarsi al fianco di Kiev minacciata dai carri armati russi, per rivendicare che il cuore di Torino batte con quello di Piazza Majdan”). I tentativi di infiltrazione fascista in Donbass, già sventati varie volte riguardo alle milizie, possono essere contrastati efficacemente, quanto all’influenza sociale in un prossimo e auspicabile periodo di pace, solo con il sostegno fattivo all’avanzata e alla conquista dell’egemonia politica delle forze progressiste e realmente antifasciste delle repubbliche, a cominciare dai PC di Donetsk e Lugansk e da altre formazioni come Borotba. L’Ucraina, pur proseguendo la sua politica genocida, non ha alcuna chance di sconfiggere militarmente il Donbass. Ma chi, dall’altra parte del fronte, ha combattuto fin dall’inizio, non solo contro l’aggressione fascista alla propria gente, ma per una società nuova, senza oligarchi e sfruttatori, dopo la guerra ha bisogno di “vincere la pace”.
In occidente, va ancora infranto il muro di disinformazione sul golpe, sulla guerra e sul carattere della lotta del Donbass: di fatto, e senza negarne le contraddizioni, l’unica lotta armata e vittoriosa in Europa contro un regime fascista al potere, direttamente sostenuto dalla NATO. Solo questa assunzione di responsabilità a sinistra può fare piazza pulita di ambiguità e tentativi di manipolazione.

D’altronde, la politica atlantista, che in Sardegna si manifesta con l’irrigidimento, anche repressivo, della militarizzazione del territorio, come enorme poligono e struttura indispensabile nelle retrovie, si sta imponendo in modo sempre più minaccioso e aggressivo. Il rafforzamento dell’arsenale militare statunitense a ridosso dei confini russi e la cooperazione degli stati della UE con la Nato aprono la strada a nuovi drammatici scenari di guerra in Europa.

Cullettivu S’Idea Libera, via Casaggia n. 12, stasera, ORE 19
Link all’evento:
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Coordinamento Ucraina Antifascista:
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