Alternativa Nazionale: la posizione di Devias

Pier Franco Devias, segretario di Libe.R.U.
Pier Franco Devias, segretario di Libe.R.U.

Con la conferenza stampa dello scorso 15 ottobre al T-Hotel di Cagliari si cambia rotta annunciando un “nuovo percorso politico basato sulla costruzione di una innovativa comunità politica civico-indipendentista”. La redazione di Pesa Sardigna ha deciso di dare mandato alla scrittrice  Daniela Piras di realizzare una serie di interviste ai portavoce di tutti i movimenti politici che si dichiarano favorevoli all’indipendenza, per meglio capire le ragioni di chi ha aderito e di chi non ha aderito al progetto dell’ “Alternativa Nazionale”, cioè a quello che attualmente è l’unico progetto alternativo al sistema politico coloniale italiano. Ecco la seconda intervista al segretario di Liberos Rispetados Uguales, Pier Franco Devias.

  1. Le ultime elezioni regionali che ti hanno visto protagonista come candidato alla presidenza per il Fronte Indipendentista Unidu sono state caratterizzate dalla presenza di indipendentisti all’interno delle coalizioni italianiste, come il Partito dei Sardi di Sedda e Maninchedda e Irs di Gavino Sale, alleati entrambi con il centro sinistra e dalla coalizione Sardegna Possibile (a trazione indipendentista) guidata da Michela Murgia. Il Fronte Indipendentista Unidu risultava, perciò, essere l’unica organizzazione indipendentista a presentarsi individualmente. Al di là dei consensi ottenuti, a mio giudizio tutt’altro che pochi, e delle polemiche che non hanno consentito di creare un’unica alternativa indipendentista da contrapporre ai blocchi italianisti, non pensi che dalla esperienza delle scorse elezioni regionali sia emersa la necessità di costruire una strada comune per gli indipendentisti?
    Il movimento nazionale non verrebbe rafforzato se si riuscisse a costituire un blocco unitario, anziché restare con le attuali divisioni? Considerando anche l’esigenza di fare squadra per cercare di arginare i limiti di una legge elettorale che ha, di fatto, tenuto fuori dal Consiglio Regionale sia il FIU (circa 8.000 voti) sia SP (circa 78.000 voti), non si potrebbe trovare in sostanza un percorso politico ed un metodo per esprimere in una eventuale prossima tornata elettorale dei candidati condivisi per rappresentare le varie anime indipendentiste?

Le questioni poste sono di tipo differente. Rispondo con ordine.
Il grande problema del mondo nazionalista sardo non sta nell’essere composto da differenti partiti, quanto nel fatto che essi sono divisi nel campo di battaglia: alcuni sono ostili ai partiti italiani, altri ci si alleano. Credo che sarebbe sicuramente vantaggioso per la Sardigna se tutte le forze nazionaliste sarde isolassero i partiti italiani e non ci fosse con nessuno di essi alcun rapporto di collaborazione elettorale.
Per quanto riguarda l’ipotesi di trovare candidati indipendentisti condivisi per le prossime elezioni la questione è complessa. Limitiamo il discorso a quelle organizzazioni che si dichiarano contrarie ad alleanze con i partiti italiani.
Da una parte c’è il partito della sinistra indipendentista, Libe.r.u.
Dall’altra c’è un’area di destra che mischia autonomisti dell’ultim’ora, confusionisti, xenofobi, che girano attorno a un vecchio arnese della politica sarda, riverniciatosi di nazionalismo sardo dopo anni di onorato servizio alla corte coloniale.
In mezzo c’è una galassia di movimenti e piccoli gruppi che navigano a vista, con l’indipendenza all’orizzonte e l’assenza di una tattica precisa con cui arrivarci.
Unire gli indipendentisti? Io ci ho messo letteralmente la faccia in questo tentativo, ma il palese naufragio del progetto del FIU, che neanche dopo le elezioni è riuscito a unire nessun movimento o gruppo – condizione minima per potersi definire “fronte” – ha mostrato che la questione è enormemente più complessa che fare un programma, chiamare all’unità e sperare che tutti accorrano a mettercisi sotto.
E’ necessario conoscere dettagliatamente lo scenario nazionale quando si affrontano certi argomenti.
Tra Libe.r.u. e l’area della destra xenofobo-autonomista non c’è alcuna possibilità di contatto, sia per incompatibilità di valori sia per concezione di base: a sinistra Libe.r.u. concepisce la liberazione nazionale come un’assunzione di responsabilità collettiva; l’impostazione della destra è quella del condottiero che “risolve problemi”, con la massa di pecoroni senza ruolo storico che deve aspettare, adorante, che arrivino le elezioni per votarlo.
L’area di centro invece è frazionata in mille movimenti, spesso di minuscola entità e molto autoreferenziali, ognuno dei quali proclama di voler unire degli indipendentisti.
Penso che, prima ancora di voler unire gli altri, ogni movimento dovrebbe come minimo rispettare due condizioni: bisogna innanzitutto avere realmente un’organizzazione di dimensione nazionale e in secondo luogo bisogna essere rappresentativi di qualcuno.
Invece abbondano i gruppi che cercano di far credere (in Sardigna e fuori) di essere partiti nazionali, mentre in realtà sono piccoli gruppi spesso circoscritti in un solo centro e che rappresentano pochissime persone.
Mi chiedi se si può fare un blocco elettorale unitario anziché restare con le attuali divisioni, ma in realtà è proprio l’autoreferenzialità dei micro-movimenti uno dei fattori che rendono impossibile questo percorso.
E’ possibile progettare alleanze elettorali con un’area polverizzata in mille gruppi?
E’ possibile avviare tavoli di trattative con sigle che sono poco più che scatole vuote?
A mio parere quando un “movimento” è composto da sette/dieci/quindici persone non dovrebbe pretendere di sedersi ai tavoli e dettare regole: dovrebbe sciogliersi e confluire nell’organizzazione che gli è più affine, invertendo i frazionismi e la disunità.
Invece ogni settimana in Sardigna un piccolo gruppo di persone fonda un nuovo movimentino che però come prima cosa propone di “unire gli indipendentisti”.
Frazionano il campo indipendentista… proponendo di unirlo. Che senso ha?
Oggi nel movimento nazionale ci sono tutti gli orientamenti, da sinistra a destra passando per il centro, con federalisti, indipendentisti e autonomisti, ognuno può scegliere dove stare e mettersi a lavorare. Ma evidentemente sono tutti troppo speciali per entrare in un partito fondato da altri.
Noi crediamo che l’indipendentismo si unisca partecipando tutti uniti alle lotte reali, non facendo milioni di tavoli inconcludenti. E’ da vent’anni che i movimenti fondano “tavoli unitari”, però quasi tutti disertano le lotte chiamate dagli altri per preservare stupide gelosie gruppettare.
Immagina che ci è toccato venire a sapere di gruppi che hanno vietato ai propri aderenti di partecipare all’occupazione di Surigheddu solo perché l’avevamo chiamata noi. Questo è il livello.
Chi boicotta le lotte indipendentiste si pone da solo dall’altra parte della barricata, cioè dalla parte del colonialismo. Altro che unità.
La strada per costituire un cartello indipendentista grande e rappresentativo non sta dunque nella fusione a freddo di gruppuscoli inconsistenti, ma nell’allargamento quantitativo e qualitativo dell’indipendentismo. Bisogna cioè avere la capacità di coinvolgere persone preparate, e rappresentative anche della vita culturale, economica, dell’associazionismo ecc., dimostrando all’elettorato che l’indipendentismo è uno spazio complesso, organico e pronto alle sfide future e non un ristretto circolo folcloristico che giura di voler bene alla Sardegna.
Il mio non è un j’accuse, ma l’analisi spietata della situazione reale, generalmente inadeguata rispetto al compito che si pone, composta da pochissimi movimenti reali e seri, inflazionata da mille gruppi velleitari affetti da un sostanziale distacco dalla realtà. Alcuni movimenti si comportano come se la realtà dovesse trasformarsi non per l’attività politica messa in campo ma per la sola giustezza delle idee: in questo senso parlo di distacco dalla realtà e inadeguatezza a capire la fase attuale.  Io credo che quando ci sarà la capacità di costruire uno spazio non “PER tutti” (solita formula autoreferenziale del “io faccio la casa e tu vieni ad abitarci perché la porta è aperta”) ma “CON tutti”, allora cresceranno organizzazioni adatte a sostenere la complessità di una lotta di indipendenza.
Ad oggi sono pochi, molto pochi quelli che riescono ad avere questa visione e a capire che è necessario lavorare sodo per conquistare alla causa intellettuali, artisti, lavoratori, disoccupati, emarginati, studenti… In tanti, troppi, credono che basti mettere un programmino sul fuoco perché tutti si siedano a tavola.
E infatti poi arrivano le brutte sorprese…
Parlare di cartelli elettorali unitari oggi è quindi, alla luce di questa situazione, assolutamente prematuro.
La soluzione?
Bisogna smettere di millantare partiti laddove ci sono solo sparuti circoli di amici, spazzare via presuntuosi incapaci, sciogliere i gruppetti e polarizzare le posizioni, rafforzare le proposte serie e abbandonare le improvvisazioni, imparare ad ascoltare (e capire) le ragioni degli altri, saper pensare in grande come progetto collettivo e non come ambizione personale.
Gli sbarramenti della legge elettorale non si sconfiggono improvvisando ammucchiate o sommando gli zeri, ma lavorando duramente per costruire partiti indipendentisti forti, realmente rappresentativi e presenti nei territori.
E’ da questi presupposti, e solo da questi, che potrà nascere una grande coalizione di forze nazionaliste.

  1. Dopo le votazioni per il Referendum, si è parlato di rimpasto di governo, ci sono state le dimissioni di due assessori, tra cui quella della rappresentante del Partito dei Rossomori Elisabetta Falchi che ha comportato l’uscita del partito dalla maggioranza. Che scenari pensi apra questa nuova situazione nella politica sarda?

Credo che i Rossomori abbiano fatto una scelta corretta schierandosi apertamente per il NO e prendendo atto del responso popolare al Referendum come gesto di sfiducia contro la Giunta. Una scelta lodevole anche considerando che di questi tempi è molto più facile vedere lotte furibonde per mantenere una poltrona da assessore piuttosto che lasciarla per convinzioni politiche. Onore al merito, quindi, ma senza dimenticare che per tre lunghi anni hanno sostenuto una Giunta tra le peggiori della storia autonomistica. Non credo nel marchio della lettera scarlatta, ma ritengo poco opportuna e molto affrettata la loro proposta di chiamare un tavolo di dibattito tra tante anime dell’indipendentismo. La gatta frettolosa fa i gattini ciechi.
Penso comunque che avere intrapreso un percorso di riflessione sia una cosa certamente positiva: aspetteremo di vedere se la non collaborazione con le forze italiane è assunta come posizione stabile o se è solo un passaggio transitorio. Ci sarà tempo per verificare.
Nel frattempo la Giunta Pigliaru, come un muro di gomma, anche dopo l’uscita dei Rossomori è sempre lì indifferente a tutto e a tutti, sempre al servizio degli interessi italiani in terra di Sardigna.

  1. A fronte della nuova situazione che si è creata nella politica sarda, qual è la tua opinione su La Mesa Natzionale e il processo politico aperto tra le cinque organizzazioni che ne fanno parte?

Noi reputiamo che sia un fatto positivo la nascita di questa Mesa dell’Avanguardia nazionale. Crediamo che non avesse senso che organizzazioni piccole o piccolissime continuassero a restare separate, paralizzate dalla mancanza di forza. Alcune delle sue componenti non arrivano nemmeno a dieci attivisti e tutte le cinque sigle assieme non mettono insieme cinquanta persone. Avrebbe avuto senso restare separati?Tuttavia ritengo un po’ pericoloso il modo in cui è stato formato questo gruppo. A me non piacciono i matrimoni combinati, quelli dove prima ti devi sposare e poi si vedrà se vai d’accordo, perché quasi sempre finiscono male. Penso che le unioni debbano nascere come conseguenza di una precedente condivisione di progetti e militanza comune. Al contrario le unioni dogmatiche e artificiali da cui poi ci si aspetta che nasca condivisione – ne ho visto tante – hanno vita molto breve. Uno dei fattori più preoccupanti che si notano sin dalla nascita di questa mesa è l’estrema diversità di opinione e di scelte che le sue componenti hanno finora preso su questioni fondamentali. Faccio alcuni esempi, premettendo che il progetto è stato presentato a ottobre ma loro stessi hanno detto che lavorano assieme da un anno.
Alle elezioni amministrative di giugno Progres, nonostante dichiari di rifiutare alleanze con i partiti italiani, a Cagliari era candidata in coalizione col partito italiano dei Verdi, sostenuta dal FIU ma non dagli altri della Mesa. Alle stesse elezioni SNI a Olbia era in lista con Unidos e PSd’Az, senza l’appoggio delle altre componenti della Mesa.
Sulla questione Brexit alcune componenti si espressero in maniera chiaramente antieuropeista altre no, come se una posizione chiara sull’UE sia cosa di marginale importanza.
Sulla lotta contro l’occupazione militare hanno posizioni diverse e distanti, così come molto diverso è il grado di partecipazione alla lotta.
Sull’importantissimo Referendum del 4 dicembre erano addirittura divise in tre posizioni (su cinque componenti totali): tre per il NO, SNI per il non voto, Progres per la libertà di voto.
Dopo il Referendum Progres e FIU propongono di riscrivere lo Statuto, nell’indifferenza delle altre tre componenti, nonostante l’argomento trattato sia di massima importanza.
Ed in termini generali uno di questi gruppi non si dichiara indipendentista, mentre gli altri sì.
Insomma, nell’insieme questa unità mi sembra più un’enunciazione che una condotta pratica, e c’è il serio rischio che tutta questa iniziativa si riveli solo un Cimitero degli Elefanti.
Sono divergenze molto importanti a mio parere e penso che sia assurdo non prendere posizione su alcune questioni fondamentali per paura di scontrarsi. Rimandare i problemi e non affrontarli serve solo a ingigantirli, col rischio di causare divisioni ancora più profonde che potrebbero esplodere nel peggiore dei modi.
I Sardi sosterrebbero una coalizione che trascura gli argomenti più importanti “perché possono dividere”?
E si potrebbe sostenere una coalizione di gruppi che sui temi marginali e di poco conto vanno tutti insieme, mentre su quelli fondamentali vanno ognuno per conto suo?
Forse sarebbe più opportuno affrontare a muso duro tutti gli argomenti più spinosi, sciogliendo nella fondazione di un unico soggetto unitario tutte le forze che trovano un accordo, o magari facendole confluire in SNI, partito storico dell’indipendentismo.
Poi, per carità, noi da parte nostra ci siamo già occupati di costruire il partito rappresentativo della sinistra indipendentista, loro facciano un po’ come meglio credono: non mi permetto di dire agli altri ciò che devono fare.
In generale comunque credo che trascurare gli argomenti importanti “perché possono dividere” serva solo a generare poca chiarezza, cosa di cui l’indipendentismo non ha assolutamente bisogno.

  1. Tu pensi che si potrebbe convergere su qualche tema comune, come quello della riscrittura dello statuto, proposta avanzata già da una parte delle organizzazioni che hanno aderito a Sa Mesa (Progres e Fronte Indipendentista Unidu), quello contro l’inceneritore di Tossilo o altre tematiche che ritieni di interesse nazionale?

Sinceramente la proposta di Progres mi è parsa raffazzonata e fumosa, e anche il percorso da cui è scaturita non mi convince.
Progres sul Referendum ha preso una posizione ambigua lasciando libertà di voto, come se avere questa – pur inadeguata – autonomia o essere totalmente asserviti al centralismo italiano possa essere considerata una cosa indifferente. Se al Referendum ha dato indicazione di voto libero, significa che riteneva accettabile che i suoi sostenitori e attivisti potessero votare per il SI.
Questo a mio modesto parere è piuttosto preoccupante.
Progres non ha contrastato il SI che ci avrebbe tolto ogni minima autonomia e trascinato nel peggiore centralismo, ma propone la riscrittura di uno Statuto con maggiori poteri autonomistici. Mi pare quantomeno paradossale.
E la proposta, se non mi convince negli intenti e nel modo in cui ha avuto origine, ancor meno mi appare chiara dal punto di vista organizzativo.
Non capisco cosa intendono concretamente quando dicono che vogliono riscriverlo “con i cittadini”. Intendono in accordo con le rappresentanze democratiche (che sono nella quasi totalità unioniste) oppure chiamando assemblee di “gente in posti a scrivere cose”?
E chi dovrebbero essere questi “rappresentanti dei Partiti Nazionali (autonomisti, sovranisti e indipendentisti)” che vengono invitati da Progres, in accordo col FIU, a pianificare un percorso partecipato per la riscrittura?
Si riferiscono a quei dirigenti del Partito dei Sardi, IRS, Rossomori, PSd’Az, che gli esponenti del FIU ogni giorno pubblicamente definiscono traditori e nemici?
Insomma stanno proponendo di riscrivere uno nuovo Statuto… con quelli che loro stessi considerano traditori e nemici dei Sardi. Non mi pare proprio una grande impresa.
Forse sarebbe meglio chiarirsi prima le idee, poi decidere che proposte fare.
Credo invece che il mondo nazionalista sardo dovrebbe rilanciare una riscrittura dello Statuto solo dopo che le forze nazionaliste avranno acquisito abbastanza forza. Significa che, quando il nazionalismo avrà un peso considerevole in Regione e nelle amministrazioni locali, allora – e solo allora – sarà davvero in grado di dettare le sue regole. E Roma si troverà costretta ad accettarle, sperando che questo possa servire ad arginare la crescita dell’indipendentismo.
Ma adesso siamo ancora alla preistoria, stiamo ancora cercando di inventare la ruota, alla locomotiva sarebbe bene pensarci domani.
Che cosa possiamo fare oggi, dunque?
Iniziamo tutti insieme a costruire episodi sempre più frequenti di unità nelle lotte popolari, con spirito di collaborazione e di patriottismo, consapevoli che il nostro nemico è il colonialismo italiano ed è contro quello che bisogna spendere le proprie energie.
Sarebbe finalmente la realizzazione di qualcosa di concreto in tema di unità.

Per leggere le altre interviste clicca qua:

Intervista a Bustianu Cumpostu:
http://lnx.pesasardignablog.info/2017/01/08/alternativa-nazionale-la-posizione-di-compostu/

Intervista a Ruggiu e Sabino:
http://lnx.pesasardignablog.info/2017/03/01/alternativa-natzionale-le-posizioni-di-ruggiu-e-sabino/

Intervista a Gianluca Collu:
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Intervista a Claudia Zuncheddu:
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