Contro la tattica dell’immunità di gregge di Matteo Renzi!

Contro la tattica dell’immunità di gregge di Matteo Renzi! – di Sardegna Rossa

La posizione di Renzi che dovremo convivere con la pandemia per «un anno, se andrà male tra due…», si fonda su un presupposto criminale: non fare il test a tutta la popolazione e su quel dato riorganizzare la società, questa è la strada obbligata per far vincere la vita. Solo con un quadro clinico completo si può pianificare in tutta sicurezza l’attività economica. Solo con questo dato si può pianificare la produzione di ventilatori per chi ne ha e ne avrà bisogno.

La tattica dell’immunità di gregge è stata adottata nei paesi imperialisti dominanti in tempi diversi e con modalità differenti a seconda dei rapporti di forza fra le classi. I ritardi criminali subito dopo che l’inizio della pandemia a Wuhan sono un momento di questa tattica.

Questa è la ragione per cui gli scienziati texani del Center for Vaccine Development al Texas Children Hospital denunciano che «un vaccino avrebbe potuto essere pronto e testato negli Stati Uniti per provare a combattere nuove, gravi forme di coronavirus quale quella che ha scatenato il dramma del Covid-19. Ma tutto si arrestò prematuramente per carenza di fondi, privati o pubblici, nei laboratori accademici, dal 2016!». Prosegue la denuncia: «il business dei vaccini, questa forse la verità più scomoda, è stato spesso considerato poco redditizio per le grandi case farmaceutiche, almeno non quanto i farmaci brevettati per trattare e curare malattie anziché prevenirle e dove di conseguenza dirigono il loro impegno. Mentre i fondi pubblici destinati alla ricerca sono lontani dai tempi d’oro di campagne di salute pubblica, da anni sottoposti a pressioni e draconiani tagli per ridurre gli ‘sprechi” governativi» (1).

Gli scienziati texani hanno svolto una deduzione da fatti evidenti. Produrre generalizzazioni e dedurne predizioni è la caratteristica della scienza e già nella sua fondazione la medicina si pose come compito la capacità di prevenire le malattie e le epidemie. Nella seconda metà del V sec. a.C. nell’Isola di Cos, la scuola di Ippocrate come studio ineliminabile il rapporto ambiente geofisico e società umana per prevenire le epidemie. Con la conoscenza meticolosa di tutte le forze, gli elementi e gli stati che esistono in natura, il medico «non sarà incerto e non commetterà errori nella terapia…e col trascorrere del tempo e dell’anno egli sarà in grado di dire quali malattie epidemiche colpiranno la città d’estate e d’inverno» (Ippocrate, Le arie, le acque, i luoghi).

Le oligarchie parassitarie dei paesi imperialisti dominanti ogni giorno che passa commettono un crimine contro l’umanità.

La tattica dell’immunità di gregge è stata sintetizzata da David Cummings, uno dei più importanti consiglieri del governo di Boris Johnson: «l’immunità di gregge protegge l’economia e se muore qualche pensionato muore, peccato». Cummings è la punta di lancia dei fascisti nel partito Tory. Se questa politica è stata dilatata, ma non abbandonata, è per la reazione degli scienziati e delle masse lavoratrici. Cummings alla fine di gennaio fece un errore che ha spinto Johnson ad adattare la tattica sull’epidemia: assunse Andrew Sabisky, un epigono di Stewart Chamberlain il ciarlatano razzista maestro di Hitler, e ciò innescò l’opposizione. In Gran Bretagna il “socialdarwinismo” è organizzato all’interno dell’università e vi svolge la sua agitazione con i soldi pubblici. Alla fine di febbraio, quando in Lombardia si moriva per Covid-19, l’University College London (UCL) ha pubblicato “Inquiry into the History of Eugenics at UCL”, l’inchiesta su conferenze riservate sull’eugenetica tenute all’interno dell’università e con l’utilizzazione dei suoi fondi, per quattro anni di fila. L’organizzatore era un docente dell’UCL, James Thompson. Un raduno di tutte le tendenze fasciste internazionali (2). Per approfondire sulle conferenze eugenetiche vedi “Johnson’s herd immunity strategy” and the “London Conference on Intelligence whitewash: Britain’s ruling class and eugenics” di Thomas Scrips. Il governo criminale di Sua Maestà britannica invece di pianificare la produzione di ventilatori, favoriva le iniziative degli eugenetisti.

Il governo Conte, gli istituti di sanità, sulla base delle conoscenze acquisite nelle precedenti epidemie di Sars e di Mers, prendendo atto dell’epidemia a Wuhan, ha predisposto un’indagine per accertare il numero di ventilatori disponibili e pianificarne la produzione per il fabbisogno? No, si è comportata allo stesso modo di Johnson, Trump, Merkel, Felipe di Borbone e tutti i governi dell’UE. L’agitazione del sindacalismo combattivo e poi tutto il movimento di scioperi che ne è seguito ha costretto il governo a fare concessioni.

Il padronato vuole mettere fine alla lotta dei lavoratori e lavoratrici per difendersi dall’epidemia e i governatori della Lombardia e della Sardegna vogliono imbavagliare il personale sanitario che denuncia il disastro provocato dai tagli. Il bullo fiorentino [Matteo Renzi] vuole diventare la punta di lancia politica del padronato in questa offensiva genocida. Contro questa iniziativa sociopatica deve concentrarsi il massimo della lotta con tutti i mezzi possibili. Perciò il movimento degli scioperi operai si deve coordinare con l’opposizione del personale sanitario per strappare dalle mani a governo e giunte regionali la gestione della lotta alla pandemia, alla lotta per la difesa della vita. Perciò è necessario avere un quadro completo della diffusione dell’epidemia, senza un quadro completo non si può procedere con efficacia perché non si possono predisporre farmaci e strumenti per la cura. I governi genocidi contano che la stanchezza, l’isteria, la depressione, provocate dalla quarantena, annullino la capacità intellettuali delle masse e le mantengano in uno stato di rassegnazione, rotto da isolate rivolte locali e individuali disperate perché non centralizzate da un piano di lotta.

L’aristocrazia finanziaria internazionale vuole convincere sulla fatalità della pandemia, attribuendo a questa una funzione naturale neomalthusiana come sostiene R. D. Kaplan, anima nera e stratega dell’imperialismo yankee:

«Cominciamo con il coronavirus cinese, che costituisce l’evento geopolitico più significativo dalla Grande recessione del 2008-09, minaccia la reputazione e forse la sopravvivenza di alcuni regimi. Con la popolazione mondiale che sale dal 7,7 a quasi 11 miliardi di persone entro il 2100, con gli esseri umani in stretto contatto con la fauna selvatica nei paesi in via di sviluppo e con i viaggi aerei intercontinentali di passeggeri che sono aumentati a passi da gigante dalla fine della guerra fredda, le pandemie continueranno a essere un accompagnamento naturale a un mondo neo-malthusiano».

Kaplan vuole convincerci dell’inevitabile funzione malthusiana delle pandemie perché come tutti i membri della sua classe è un sociopatico e perché da un punto di vista teorico è un materialista volgare. Il materialismo volgare che giustifica l’egoismo criminale della classe dominante nasconde che la natura con lo sviluppo della specie umana, animali costruttori di strumenti (4), progressivamente diventa consapevole di sé stessa. L’arte della medicina che cos’è se non un prodotto della natura stessa? Il materialismo volgare nasconde questa caratteristica della specie umana per seminare il virus morale-intellettuale dell’accettazione della catastrofe e dell’impossibilità di arrestarla e invertire la rotta. Il fine è rendere come dato naturale immodificabile che i ricchi si salvano e le masse crepano.

Riassumendo: bisogna togliere illusione, soprattutto quelle mascherate da un linguaggio radicale, che la classe dominante o una parte di essa metta fine a quest’inferno. Il legame inscindibile tra conquista del potere e difesa della pandemia si farà sempre più chiaro alle masse che si difendono, a noi spetta dare le linee dell’azione a ogni passo in avanti che faremo con esse

Sardegna Rossa

NOTE 1) https://www.ilsole24ore.com/art/coronavirus-scienziati-usa-vaccini-rallentati-profitti-big-pharma-e-austerita-pubblica-ADmtG6B

2)https://www.ucl.ac.uk/provost/inquiry-history-eugenics-ucl

3)https://nationalinterest.org/blog/buzz/neo-malthusian-world-coronavirus-127947

4) F. Engels “Parte avuta dal lavoro nel processo di umanizzazione della scimmia” (1876) https://www.marxists.org/italiano/marx-engels/1876/6/pr-umani.htm

Covid-19: tutti fermi, tranne l’industria delle armi

Anche durante una crisi sanitaria globale, che ha comportato la chiusura da parte del governo italiano di molte attività produttive, assurdamente – come denunciato dalla Rete Disarmo e altre realtà – nonostante gli inevitabili assembramenti nelle fabbriche e l’alto rischio di contagio, la produzione bellica può proseguire senza difficoltà.

Qui in Sardegna la RWM, stando alle stesse parole dell’amministratore delegato sull’Unione Sarda il 21 Marzo, ha accusato un rallentamento “della catena degli approvvigionamenti nazionali e dall’estero, la ridotta produttività dello stabilimento di Ghedi 2, l’impossibilità per il clienti di eseguire i collaudi”.

A fronte di queste difficoltà oggettive, in un comunicato rivolto ai lavoratori di Domusnovas e di Musei, la RWM ha annunciato una chiusura parziale. Parziale perché, sempre stando a quanto ha detto l’amministratore delegato Sgarzi, “alcune funzioni proseguiranno normalmente” anche e soprattutto per assicurare “la prosecuzione degli investimenti strategici”.

Ovvero, gli ampliamenti.
Ampliamenti che – lo ricordiamo – interessano solo il Comune di Iglesias.

Una splendida occasione per l’azienda che ha saputo sfruttare questa tragedia a proprio vantaggio, con un’operazione di propaganda molto abile: da una parte ha fatto passare il messaggio della chiusura – addirittura sulla stampa a livello italiano – per consolidare il proprio consenso nel territorio, e dall’altra come si è potuto verificare dagli atti, ha portato avanti sotterraneamente e nelle consuete modalità opache le pratiche degli ampliamenti, grazie alla pronta collaborazione del comune di Iglesias.

A questo proposito riceviamo e volentieri pubblichiamo il puntuale contributo del presidente di “Italia Nostra”(associazione tra i ricorrenti al TAR contro la RWM) Graziano Bullegas. Qui si denuncia l’inspiegabile attivismo del Comune di Iglesias in favore di RWM che non si ferma nemmeno durante un’epidemia..

Di Graziano Bullegas

 Nonostante l’emergenza, la RWM raddoppia la produzione di bombe ed esplosivi

Mentre l’intera Europa e buona parte del pianeta è fermo a causa dell’emergenza sanitaria in corso, mentre interi paesi si interrogano sul dopo, sugli errori del passato che hanno portato a questa crisi sanitaria, ambientale ed economica senza precedenti, su come riprendere una vita normale con più attenzione verso la vita delle persone e del pianeta, la RWM di Domusnovas-Iglesias non si arresta, prosegue anzi imperterrita nel suo programma di espansione dello stabilimento per poter raddoppiare la produzione di ordigni bellici (bombe di aereo della serie MK, esplosivo PBX etc…) come se niente stesse accadendo.

Nella prima metà di marzo gli uffici del SUAP del comune di Iglesias sono stati più che mai attivi nell’istruire numerose pratiche relative all’ampliamento dello stabilimento di Domusnovas-Iglesias. La strategia è quella dello “spezzatino”, ormai collaudata negli anni.

Nei giorni scorsi Italia Nostra Sardegna ha informato gli enti interessati di volersi costituire nel procedimento amministrativo chiedendo di prendere visione dei relativi atti e alla Conferenza di Servizi di rigettare le nuove richieste per una serie di validi motivi:

  1. a)  L’assenza di una progettazione complessiva e di un Piano Attuativo dell’intero ampliamento, sostituita da richieste e successivo rilascio di autorizzazioni parcellizzate – talvolta anche più autorizzazioni per lo stesso edificio – vanifica e immiserisce i Nulla Osta Paesaggistici rilasciati per i singoli interventi in quanto impedisce la visione generale della trasformazione/distruzione dei luoghi attualmente in corso. L’area interessata è ritenuta di notevole interesse pubblico e classificata come “area boschiva” dal vigente PPR!
  2. b) Basterebbe un sopralluogo nel cantiere per rendersi conto dei danni prodotti al paesaggio dalla movimentazione terra, dalla creazione di terrapieni e di nuovi altipiani, dalle impressionanti modifiche apportate alla morfologia del terreno ed al paesaggio in generale, per capire che quell’intervento non poteva essere autorizzato in quel luogo e con le modalità seguite. Insomma, una alterazione irreversibile e paesaggisticamente non mitigabile del territorio tanto da fargli perdere del tutto il suo originario aspetto.
  3. c)    Come si è denunciato da tempo, quella fabbrica rappresenta un serio pericolo per la pubblica incolumità e per la salvaguardia dell’ecosistema in quanto stabilimento ad elevato rischio di incidente rilevante (D.lgs 105/2015 e d.lgs 334/1999), con un Piano di Sicurezza Esterno “scaduto” da ben 8 anni e mai aggiornato all’attuale produzione di ordigni bellici. Il tutto reso ancor più insostenibile dal rilascio da parte della provincia di una autorizzazione ambientale semplificata (l’A.U.A.), simile a quella che viene rilasciata a una piccola attività artigianale, anziché l’autorizzazione Integrata Ambientale (A.I.A.) più rigida e meno permissiva.
  4. d)   È attualmente in corso un procedimento davanti al TAR Sardegna(N. 00092/2019 REG.RIC.), promosso anche da Italia Nostra, riguardante numerosi motivi di illegittimità sull’ampliamento dello stabilimento RWM di Domusnovas-Iglesias. Uno degli atti impugnati riguarda proprio la realizzazione dei reparti R200 ed R210 interessati da una variante che dovrebbe essere approvata in una delle Conferenze di Servizi indette per i prossimi giorni. Si ritiene che sia oltremodo inopportuno in questa fase modificare un progetto impugnato davanti al TAR e la cui udienza è prevista a breve.
  5. e) La Procura di Cagliari ha da tempo avviato delle indagini per verificare la sussistenza di eventuali reati nello “strano iter” seguito nel rilascio delle numerose autorizzazioni per l’ampliamento dello stabilimento RWM: ne abbiamo contate oltre 20! Anche in questo caso sarebbe utile che venisse garantita la fattiva collaborazione agli inquirenti da parte di tutti gli enti coinvolti, affinché sia fatta la massima chiarezza sulla vicenda e senza che si compromettano o si aggravino le situazioni interessate dalle indagini in corso.

Appare veramente assurdo che nel pieno di una crisi epocale, che trova gli ospedali sardi sguarniti perfino delle mascherine per proteggere i medici che curano i contagiati in terapia intensiva e negli stessi ospedali e nelle case di cura la gente si ammala e muore, mentre tante aziende reinventano la loro produzione per adeguarla ai nuovi e più impellenti bisogni imposti da questa crisi sanitaria epocale, in Sardegna si prosegua imperterriti nell’ampliamento di una fabbrica al fine di incrementare la produzione di strumenti di distruzione e di morte, con il beneplacito di enti e amministrazioni locali e regionali.

Ricorso al TAR, motivi aggiunti e ricorso straordinario al Presidente della Repubblica 

Documentazione fotografica della distruzione in atto nel sito: 

https://italianostrasardegna.blogspot.com/2020/03/nonostante-lemergenza-la-rwm-raddoppia.html?m=1&fbclid=IwAR1w29-5ng5Ldi9jRAvf8ww3BHwBuA41Fju7o_BLZJyPx1dg7hh2k_SCZdM

 

Sulla tragedia della neonata di La Maddalena deceduta durante il parto

Emanuela Cauli, portavoce del Comitato cittadino Isola di La Maddalena e attivista di Caminera Noa, interviene a seguito della tragedia della neonata deceduta che ha colpito la comunità maddalenina.

Emanuela spiega dettagliatamente la situazione e denuncia il declassamento dell’ospedale Paolo Merlo, la situazione di abbandono e di isolamento a cui sono relegati i cittadini dell’isola, i rischi a cui sono esposti i maddalenini per volontà della giunta regionale Pigliaru e di quella attuale, in complicità con il governo centrale dello Stato italiano e specialmente del Ministero della Salute.

Ciò che è accaduto non è da ritenersi una tragica fatalità, bensì l’effetto prevedibile di conseguenze di decenni di tagli della sanità pubblica in Sardegna.

Ascoltiamo il video oggi stando a casa, ma prepariamoci perché presto, molto presto, sarà il momento di fare i conti.

Coordinamento Politico di Caminera Noa

Ma quali fratelli d’Italia? L’unità ha creato solo figli e figliastri!

L’epidemia da Covid-19 ha scatenato anche una epidemia di nazionalismo e sciovinismo italiano. Sono state diverse le iniziative di gruppi e perfino istituzioni a promuovere l’esposizione di tricolori ed esecuzioni dell’inno statale italiano. Una delle poche voci critiche è stata quella del prof. Francesco Casula il cui pensiero è stato persino censurato da un noto social.

Lo abbiamo intervistato.

  • Hanno avuto un discreto successo anche in Sardegna i flash mob legati alla diffusione del tricolore e inni dello stato. La tua è stata l’unica voce critica. Puoi spiegarci il tuo punto di vista?

Non è la prima volta che intervengo sui Media e sul mio profilo Facebook in merito al Tricolore a all’Inno italiano. Questa volta, volutamente sono intervenuto affermando con nettezza e radicalità, il significato mistificatorio dei due simboli del nazionalismo sciovinista italiano.

Inizio dall’Inno “Fratelli d’Italia”. La mistificazione è già tutta dentro tale espressione: l’”Italia unita” non ha creato fratelli ma figli e figliastri, colonizzatori (Nord) e colonizzati (Sud e isole); sviluppo da una parte e sottosviluppo dall’altra.

E comentecasiat nois sardos cun sos italianos non semus frades, antzis, mancu fradiles!

Mi è stato obiettato – da parte di una brava giornalista dell’Unione Sarda che mi ha fatto un’intervista – che tutti gli Inni patriottici sono retorici e patriottardi. Persino la Marsigliese. Certo. Ma la differenza sta tutta nei contenuti.

Fratelli d’Italia è trucemente militaresco, guerrafondaio, carico di cascami di una becera “romanità” (elmo di Scipio…schiava di Roma).

La Marsigliese è un Inno rivoluzionario, moderno, che guarda a un futuro di libertà e non a un passato infame di oppressione. È rivolto contro “la tirannia, i traditori, i re congiurati, i vili despoti”.

  • Insieme all’Inno molti hanno esposto anche il tricolore. Anche questo è un simbolo alieno al popolo sardo?

Il tricolore con il popolo sardo non c’entra un fico secco. E non tanto per la sua origine: nasce a Reggio Emilia il 7 gennaio 1797, quando il Parlamento della Repubblica Cispadana, su proposta del deputato Giuseppe Compagnoni, decreta “che si renda universale lo Stendardo o Bandiera Cispadana di Tre Colori Verde, Bianco e Rosso”. Quanto per i significati che ha avuto e assunto nella sua storia: ideologici, culturali e politici, come espressione del leviatano statale, nemico e ostile al popolo sardo.

Ai più giovani ricordo che solo qualche decennio fa il Tricolore e l’Inno, erano di esclusivo appannaggio dei neofascisti del M.S.I e gruppazzi affini.

Gli altri Partiti – ma segnatamente quelli della Sinistra – nei loro Congressi, Ricorrenze e Feste esibivano le loro Bandiere e cantavano gli Inni della loro storia e tradizione, specie quelli afferenti alla lotta partigiana ed operaia.

Ma tant’è: oggi tutto è cambiato: una profonda μετάνοια, antropologica prima ancora che politica, sembra aver mutato geneticamente i Partiti: ripeto, soprattutto quelli della Sinistra. Di qui – ma è solo un esempio paradigmatico – il “culto” di tale bandiera, in una sorta di union sacrée.

  • In Catalogna durante il discorso del Re, la popolazione ha fragorosamente protestato. Perché molti sardi si identificano ancora con uno stato che li opprime e li umilia in tutti i modi!

Al contrario di quello che molti pensano, i sardi – per la gran parte – hanno un’identità debole e comunque più situata sul versante folcloristico che culturale e politico: magari affermano orgogliosamente DEO SO SARDU o sventolano i Quattro Mori (anche quando non c’entrano niente), ma non hanno un’acuta consapevolezza dei loro diritti, nutrono poca coscienza e stima di sé. Sono più usi alle lamentazioni, ai piagnistei e al consenso conformistico e servile che al dissenso, alla lotta, alla partecipazione.

Nella direzione del consenso e dell’integrazione subalterna nei confronti dello stato e dei valori (e idee) dominanti si muovono, i Media, il potere economico, la Scuola, i Partiti di stato (o di regime?). Che si sono impadroniti non solo del potere politico ma anche di quello burocratico e amministrativo e culturale. Hanno occupato manu militari le Università; gli Enti di qualsivoglia genere: ad iniziare da quelli bancari. Hanno i “loro” Sindacati, ad iniziare da CGIL-CISL-UIL.

Attraverso questi Enti controllano e dirigono l’opinione pubblica, distribuiscono posti di lavoro (per la verità sempre meno, specie con la crisi fiscale dello Stato), prebende e, mance.

A fronte di tutto ciò, c’è da meravigliarsi se i catalani protestano contro il discorso del re e i Sardi cantano l’Inno e sventolano il Tricolore?

“Ci può stare” che Nieddu vada a casa: la petizione

Riceviamo e volentieri pubblichiamo la petizione redatta dall’avvocato e militante comunista Michele Zuddas che chiede le immediate dimissioni dell’assessore alla sanità Nieddu per palese incapacità a fronteggiare l’emergenza.

“Ci può stare” che Nieddu vada a casa: la petizione

Il popolo Sardo da qualche settimana si ritrova ad affrontare, in piena solitudine ed armato solo del sacrificio di medici, infermieri ed ausiliari, un’emergenza sanitaria senza precedenti. Alla concretezza dei Sardi fa da contraltare l’assoluta inconsistenza ed inadeguatezza del Governatore Sardo e del suo Assessore Nieddu. Il teatrino, che da qualche giorno portano avanti circa all’assenza di strumenti di prevenzione del contagio nelle strutture sanitarie Sarde, di fronte alla conta dei nuovi contagi e dei primi morti, è disgustoso ed indegno.

Alle proteste del personale medico rispondono in maniera contradditoria e offensiva dell’intelligenza di tutti noi. Pur tralasciando l’infelice affermazione “ci può stare” riferita ai contagi all’interno degli ospedali, non si può trascurare il fatto che ogni giorno forniscono l’ennesima pesudo giustificazione sull’assenza di mascherine che va dal “sono in giacenza”, “Le abbiamo richieste a Roma”, e da ultimo “le distribuiremo a tutta la popolazione”. Giusto per fornire alcuni numeri, posto che si tratta di mascherine monouso, in quest’ultimo caso servirebbero almeno 1.000.000 di mascherine al giorno.

Gli aggiornamenti quotidiani sulla diffusione del coronavirus in Sardegna confermano che il 50% dei contagiati appartiene al personale medico/sanitario degli ospedali, lasciati soli dalla politica regionale, destinatari di diffide a tacere le inefficienze del sistema, e privi degli strumenti di prevenzione del contagio.

Il Governatore della Sardegna prima invoca Sant’Efisio e poi supplica il battaglione della Brigata Sassari.

Ebbene, come promotore della raccolta firme ritengo che il politico, e nel caso specifico chi ricopre ruoli di vertice nella amministrazione regionale, abbia il dovere di assumersi le responsabilità delle proprie azioni e omissioni, sia nell’ordinaria sia nella straordinaria amministrazione. Se l’errore umano può, forse, essere perdonato, ritengo non possa perdonarsi l’arroganza, la presunzione e l’irresponsabilità che ad oggi rischia di mietere vittime tra i nostri cari. L’ammissione di un errore è sintomo di possibile ravvedimento.

In questo caso non solo non vi è ammissione dell’errore ma addirittura si insinua la malafede di chi, tra gli operatori medico-sanitari, protesta per l’assenza degli strumenti di prevenzione.

L’emergenza coronavirus non può essere superata senza una visione e gestione politica seria e competente ed è assolutamente necessario chiedere le dimissioni delle persone che ad oggi non sono in grado di dare certezze e sicurezza ai Sardi.

Anche nei momenti di crisi ed emergenza, come quello che stiamo affrontando, non dobbiamo abbassare la guardia ne tantomeno rinunciare ad analizzare in maniera critica le scelte politiche di chi ci governa. Ne va del nostro futuro.

Per il momento più di 3.000 Sardi hanno raccolto l’invito.

https://www.change.org/p/regione-sardegna-chiedere-le-dimissioni-dell-assessore-alla-sanità-sarda-nieddu

Cagliari, 22.03.2020, Michele Zuddas

Foto: youth.net

Caminera Noa: «Solinas tanca sa SARAS!»

La classe politica sarda vive una specie di schizofrenia. Da una parte resta del tutto inerte a fronte di situazioni di grave pericolo, dall’altro assume posizioni più lealiste del Re sulle misure restrittive dovute ai Decreti d’emergenza ministeriali. È il caso del Presidente della Giunta regionale Christian Solinas. Il Governatore, insieme all’assessore alla sanità Nieddu, non ha mosso un dito per risolvere la gravissima situazione degli ospedali sardi, in particolare degli ospedali di Sassari, Olbia e Nuoro divenuti in breve tempo dei veri e propri focolai di covid-19. Allo stesso modo risulta esplosiva (anche se attualmente per fortuna solo potenzialmente) la situazione della Saras-Sarlux, dove si sono concentrati da fine febbraio 3000 trasfertisti, molti dei quali provenienti dalle zone ad alto contagio del Nord Italia. Ieri sera per fortuna è risultato negativo il tampone di uno di loro, ospitato in una struttura ricettiva di Sarroch, ma il proseguo dell’attività della Saras-Sarlux rimane assai rischiosa. Nel frattempo però Solinas chiede al Governo di impiegare la Brigata Sassari per controllare il territorio e far rispettare tutti i divieti governativi.

Finora solo Caminera Noa ha chiesto esplicitamente che l’attività della fabbrica venga temporaneamente fermata per mettere tutti i lavoratori in quarantena e sanificare gli ambienti.

Di seguito il comunicato diffuso dal movimento popolare sardo ieri sera:

La situazione sta degenerando. In vista di prossime strette ministeriali, sindaci e presidenti di Regione (sardi compresi) stanno vaneggiando e invocando esercito e leggi marziali per perseguire runners e passeggiatori solitari.

Nel frattempo gli ospedali sardi si sono presto trasformati in focolai dato che il 50% dei contagi nell’isola sono medici, infermieri e OSS a fronte dell’8% della media italiana e del 4% di quella cinese.

Inoltre in tutto lo Stato, le grandi fabbriche continuano a essere aperte e spesso davanti ai Market e ai pronto soccorso si formano notevoli assembramenti. In entrambi i casi non si rispettano quasi mai le distanze di sicurezza e le misure minime essenziali previste dai decreti d’urgenza.

In particolare nel Sulcis la situazione è potenzialmente esplosiva. La Saras ha infatti richiamato, dal 20 febbraio fino alla prima decade di marzo, circa 3mila lavoratori provenienti dalla Penisola, molti dei quali dalle zone a più alto contagio (denuncia di Cagliaripad, con il documentato articolo Saras, lavoratori in quarantena: cronistoria di un -potenziale- disastro), denuncia come proprio i lavoratori extra della Saras non siano tenuti a rispettare l’ordinanza n. 5 del Presidente della Regione Sardegna del 09.03.2020 dove si impongono “ulteriori misure straordinarie urgenti”, cioè l’isolamento fiduciario di tutti coloro i quali “abbiano fatto ingresso in Sardegna nei quattordici giorni antecedenti alla data di emanazione della presente ordinanza”.

Nella nota esplicativa del Presidente della Regione Sardegna all’ordinanza n. 5 del 09.03.2020, si specifica infatti che la stessa ordinanza “non si applica ai seguenti casi: “spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative, da situazioni di necessità, obblighi connessi all’adempimento di un dovere, da motivi di salute; spostamenti funzionali al transito e al trasporto merci, allo svolgimento della filiera produttiva” [fonti Cagliaripad].

Attualmente sappiamo che almeno un Hotel di Sarroch è stato posto in quarantena preventiva da quando uno dei 19 lavoratori Saras provenienti dalla Penisola ha manifestato sintomi da Covid-19.

Nella giornata di ieri Cagliaripad ha ricevuto una lettera da parte della moglie di un lavoratore Sarlux dove si dichiara quanto segue: “Come forse già sapete oggi sono stati messi in isolamento, nell’albergo di Sarroch nel quale alloggiano, due operai provenienti dalle zone rosse del Nord Italia. Noi cittadini siamo molto preoccupati. La Sarlux non vuole saperne di sospendere la fermata. Mi chiedo, allora che senso ha stare a casa noi mogli e figli se i nostri mariti vanno a lavoro tutti i giorni con un rischio contagio altissimo?”

Anziché invocare l’intervento della Brigata Sassari e di S. Efisio, riteniamo che le autorità della Regione Autonoma di Sardegna debbano verificare tutte queste informazioni e chiedere al Ministero dello sviluppo economico la chiusura temporanea preventiva e cautelare di Saras e Sarlux (o comunque la sospensione di tutte le attività e dei reparti al minimo indispensabile), certamente più pericolose di qualche corridore solitario.

Non vorremmo trovarci, nel giro di pochi giorni, a pronunciare il detto sardo “serra sa corti candu su bestiamini si che est fuidu” come è già avvenuto a proposito del mancato allontanamento dei vacanzieri sospetti delle zone ad alto contagio, dei mancati controlli ai porti e della gravissima crisi degli ospedali sardi.

L’epidemia dell’inno statale – di Francesco Casula

Il coronavirus ha fatto scoppiare un’altra epidemia: quella dell’inno di Mameli sparato a tutto volume per le strade e dai balconi, addirittura diffuso dalle camionette della protezione civile. I promotori di questa iniziativa asseriscono che così le persone si sentono meno sole e che stando uniti ci si fa coraggio in un momento difficile. Lo storico sardo Francesco Casula ha spiegato perché si tratta di un inno che offende la dignità dei sardi e delle sarde con un articolo che è stato poi censurato da Facebook. Abbiamo deciso di pubblicarlo.

 Perché aborro l’Inno Fratelli d’Italia

Nei confronti dell’Inno “Fratelli d’Italia” nutro una repulsione per motivi di salute: quando lo sento mi viene l’orticaria.

Ma la repulsione per motivi culturali e politici è ben più corposa: a parte che è brutto, bellicista, militarista e militaresco, urtra retorico e di una “romanità” vomitevole, riassume una “storia” falsa e falsificata. Come peraltro tutta la storia ufficiale – quella propinataci dai testi scolastici ma anche dai Media – segnatamente quella del cosiddetto “Risorgimento” e dell’Unità d’Italia, che si pretende di “riassumere” nell’Inno di Mameli.

Una storia sostanzialmente “ideologica”. Anzi: teologica.

Mi ricorda quella raccontata da Tito Livio nella sua monumentale opera in 50 volumi, intitolata Ab urbe condita.

Lo storico latino, è persuaso che quella di Roma fosse una storia provvidenziale, una specie di storia sacra, quella di un popolo eletto dagli dei.

Deriva da questa convinzione la più attenta cura a far risaltare tutti gli atti e tutte le circostanze in cui la virtus romana ha rifulso nei suoi protagonisti che assurgono, naturalmente, ad “eroi”.

Tutto ciò è chiaramente adombrato anche nel Proemio, dove si insiste sul carattere tutto speciale del dominio romano, provvidenziale e benefico anche per i popoli soggetti. E dunque questi devono assoggettarsi con buona disposizione al suo dominio.

Roma infatti, che ha come progenitore Marte e come fondatore Romolo, ha come destino quello di: regere imperio populos e di parcere subiectis et debellare superbos. (Perdonare chi si sottomette ma distruggere, sterminare chi resiste).

Mutatis mutandis, la storia “risorgimentale” ci viene raccontata con gli stessi parametri, storici e storiografici liviani: anche l’Unità d’Italia, sia pure in una versione laica, è “sacra”, in quanto un diritto inalienabile della “nazione italiana”, in qualche modo in mente dei da sempre.

Ricordo a questo proposito Benigni quando il 17 febbraio del 2011, a San Remo, sul “palco dell’Ariston”, irrompe negli studi televisivi, su un cavallo bianco. Per impartirci, commentando l’Inno “Fratelli d’Italia”, una incredibile lezione di storia ideologica. Facendo risalire la “Nazione Italiana” addirittura a Dante. Una vera e propria falsificazione storica: il poeta fiorentino infatti combatteva le particolarità territoriali e “nazionali” e sosteneva con forza l’impero che lui chiamava “Monarchia universale”.

Ma nella sua esegesi dell’Inno il comico fiorentino si spinge oltre nella falsificazione storica: la “nazione” italiana deriverebbe non solo dagli Scipioni e da Dante ma persino dai combattenti della Lega lombarda, dai Vespri siciliani, da Francesco Ferrucci, morto nel 1530 nella difesa di Firenze; da Balilla, ragazzino che nel 1746 avvia una rivolta a Genova contro gli austriaci.

Sciocchezze sesquipedali. Machines e tontesas.

Ha scritto a questo proposito Alberto Mario Banti grande studioso del Risorgimento su Il Manifesto de 26 febbraio 2011:  ”Francamente non lo sapevo. Cioè non sapevo che tutte queste persone, che ritenevo avessero combattuto per tutt’altri motivi, in realtà avessero combattuto già per la costruzione della nazione italiana. Pensavo che questa fosse la versione distorta della storia nazionale offerta dai leader e dagli intellettuali nazionalisti dell’Ottocento. E che un secolo di ricerca storica avesse mostrato l’infondatezza di tale pretesa. E invece, vedi un po’ che si va a scoprire in una sola serata televisiva.

Ma c’è dell’altro. Abbiamo scoperto che tutti questi «italiani» erano buoni, sfruttati e oppressi da stranieri violenti, selvaggi e stupratori, stranieri che di volta in volta erano tedeschi, francesi, austriaci o spagnoli”.

Ma tant’è: la “versione” di Benigni allora commosse il pubblico televisivo italiano e ancora oggi viene circuitata e spacciata come verità storica.

Con relativo contorno di eroi e di protagonisti risorgimentali che, per rimanere in casa nostra, campeggiano ancora nelle Vie e Piazze sarde. Ignominiosamente. Perché si tratta di quelli stessi personaggi che hanno sfruttato e represso in modo brutale i Sardi.

Ad iniziare dai tiranni sabaudi.

ll Coronavirus e lo schifo

Emanuela Cauli, attivista di La Maddalena impegnata nella lotta in difesa dell’ospedale Paolo Merlo, aderisce alla campagna “Eja sto in casa ma non zitto/a

Sindaci disperati, medici e infermieri sul fronte che lavorano e cadono come mosche senza dispositivi di sicurezza, senza materiale, cittadini che hanno bisogno di sanità per emergenze di tutti i tipi e non sanno a chi rivolgersi…  Cosa fanno il nostro governatore e l’assessore alla sanità eletti per aver promesso il potenziamento della sanità pubblica, il nervo più sensibile e scoperto del nostro sistema sociale?

Niente, o meglio, fanno danni su danni.

Il primo si affida a Sant’Efisio dimostrando di non sapere neanche dove mettere le mani, il secondo taglia l’assistenza sanitaria dappertutto, compresi i presidi di area insulare e disagiata come il nostro e minaccia sanzioni disciplinari a medici e operatori che denunciano la situazione disperata, mettendo il bavaglio anche ai giornalisti. All’Isola di La Maddalena, dopo averci levato l’elisoccorso, con una circolare scritta in fretta e furia approfittano dell’emergenza coronavirus e depotenziano anche il p.s, in cui si potrà intervenire solo sui codici bianchi e verdi, decretando cosi la fine dell’unico presidio ospedaliero, lasciando una comunità e il personale del Paolo Merlo in balia delle onde, soli e isolati  senza alcun tipo di assistenza sanitaria.

Nessuna vicinanza, ai sardi  in un momento in cui tutti gli altri governatori regionali gridano e difendono i loro cittadini in ogni modo.

NOI RESTIAMO A CASA, ma dovevate restarci pure voi, un anno fa.

Emanuela Cauli, Giandomenico Bulciolu

Portavoce di Comitato Cittadino Isola di La Maddalena

#dimettetevi

In domo, ma non a sa muda: parte la campagna per la sanità pubblica

La campagna #DeoAbarroInDomo #SanitaPrivataVirus lanciata da Caminera Noa, Potere al Popolo e Rifondazione Comunista

Il leitmotiv #Iorestoacasa è presto diventato il riassunto telematico di un atteggiamento passivo e quiescente verso la pandemia di Covid-19 in corso. Si è presto diffusa l’idea che bisognasse assumere un approccio a tutti i costi unitario nello “stringersi a corte” di uno Stato colpito da un pericoloso nemico battibile solo con l’ “unità nazionale” e con il patriottismo. Si arriva così alle catene di S. Antonio sui tricolori esposti dai balconi e all’inno di Mameli diffuso dalle camionette della Protezione Civile per le strade di città desertificate dalla quarantena.

Si inserisce in questa melassa sciovinista il PD con la campagna “Uniti ce la faremo” che summa l’anniversario dell’occupazione piemontese dello stivale con la retorica unitaria da adottarsi in questa grave situazione di crisi, nonostante proprio il PD sia stato uno dei partiti che con più accanimento ha sostenuto e praticato (a livello statale e in Sardegna) le politiche di tagli alla sanità pubblica. Tutte le politiche pro austerity di progressiva demolizione della sanità pubblica e di trasferimenti di risorse importanti alla sanità privata, applicate come una mannaia da questo partito, vengono dimenticate approfittando del clima da “unità nazionale”.

Soltanto per fare un esempio secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità lo Stato italiano ha dimezzato i posti letto per i casi acuti e la terapia intensiva (così necessari in questo momento), passati da 575 ogni 100 mila abitanti ai 275 attuali. Un taglio del 51% operato progressivamente dal 1997 al 2015, che ha portato lo Stato di cui facciamo parte in fondo alla classifica europea. In testa la Germania con 621 posti, più del doppio. La lista dei tagli sarebbe lunghissima. Di converso lo Stato italiano è all’11°posto tra i paesi che spendono di più in armamenti e per tutto ciò che ha a che fare con il comparto militare, subito prima della Corea del Sud che, come sappiamo, vive in una situazione di continua corsa agli armamenti in competizione con la Corea del Nord.
Nel 2019 lo Stato “fondato sul lavoro” e con la Costituzione che “rigetta la guerra” ha speso in armamenti  21.4 miliardi di € con un aumento di 225 milioni rispetto ai 21.2 miliardi dello scorso anno, pari al 1.22% del PIL, fondi ovviamente stornati da sanità pubblica e ricerca.

In Sardegna  non tutti sono stati però a guardare, a sventolare bandierine dai balconi e a cantare inni. Non tutti si sono fatti irretire da questo clima unitario di ossequio, unitarismo e terrore.

Con un  comunicato congiunto il Laboratorio Occupato di Via Lamarmora 126 “Sa Domu” e il Circolo Culturale “Su Tzirculu” (entrambe realtà cagliaritane) fanno notare che: “se la priorità è la salute allora non capiamo per quale motivo servizi NON essenziali continuino ad operare come se nulla fosse, vedi fabbriche e grandi aziende come Amazon o altre. Sentiamo ogni giorno persone denunciate a passeggio ma non si è imposto nulla sulla Lega calcio e le paytv per bloccare l’ultima giornata di campionato, con tanto di giocatori infettati. Baci e abbracci dopo i saluti, ma la morale la facciamo a chi fugge dal nord per tornare dai parenti a sud. Trentasette mila militari in arrivo per le esercitazioni militari in Europa per i giochi di guerra stutunitensi, nel mentre i caroselli dei carri armati a Palermo e in Sardegna, i bombardamenti sui poligoni continuano come se niente fosse. Queste sono le priorità del governo e dell’Unione Europea in questo momento di emergenza? Noi noi non lo scorderemo”.

Lo slogan che chiude il lungo comunicato è già una parola d’ordine che rimanda alla lotta contro l’occupazione militare della Sardegna: “Più ospedali, meno militari”.

Tre realtà politiche (Caminera Noa, Potere al Popolo e Rifondazione Comunista), hanno invece lanciato una campagna social congiunta chiedendo ai sardi e alle sarde di postare una foto con gli hashtag #DeoAbarroInDomo #SanitaPrivataVirus

Nel comunicato di accompagnamento della campagna le le tre forze politiche denunciano come  “decenni di progressivo impoverimento, distruzione e privatizzazione della sanità pubblica e tagli del personale, dei servizi, dei corsi di specializzazione e il foraggiamento continuo della sanità privata con soldi pubblici, ci presentano il conto oggi, “al tempo del corona virus”! L’emergenza sanitaria di questi giorni sta evidenziando, inoltre, i danni provocati da anni di precariato nei rapporti di lavoro, cancellazione dei diritti e progressivo smantellamento delle tutele. I costi come sempre vengono scaricati sulle fasce sociali più deboli: lavoratrici e lavoratori con contratti “legali” ma da fame e non solo. Pensiamo a chi lavora nelle scuole, nella cura, nello spettacolo, nella cultura, nel turismo, nello sport, nella ristorazione, nella logistica, alle piccole partite IVA, ecc. Pensiamo anche a tutti coloro i quali non possono dimostrare di lavorare perché assunti in nero! Inoltre, c’è chi è costretta/o a recarsi al lavoro, per non perderlo, nonostante i seri rischi che si corrono. Per non parlare di lavoratrici e lavoratori migranti di ogni nazionalità, sempre più ricattabili perché la loro possibilità di rimanere in Italia è strettamente legata ad un contratto di lavoro”.

Come forze popolari, per l’autodeterminazione e per una società libera dalle logiche del profitto le tre organizzazini chiedono:

1️⃣Revoca del finanziamento all’ospedale privato Mater Olbia (60 milioni di euro annui) e destinazione di tale cifra al sistema sanitario pubblico
2️⃣Riequilibrio di tutte le convenzioni con le strutture sanitarie private
3️⃣Ripristino di tutti i presidi ospedalieri, i reparti e i posti letto tagliati nel passato

Sulla stessa lunghezza d’onda nella giornata di ieri è poi comparsa anche una petizione #IOSTOCONLASANITÀPUBBLICA , LA SOLIDARIETÀ E I DIRITTI NON VANNO IN QUARANTENA! Una campagna di sensibilizzazione pro sanità pubblica promossa da un gruppo di cittadini del Sulcis Iglesiente con il supporto del RUAS (Rete Antifascista Sulcis Iglesiente) e il Coordinamento della Rete Sarda per la sanità pubblica del Sulcis Iglesiente.

Nel comunicato i promotori fanno notare la gravissima situazione della sanità sarda, già al collasso ben prima dell’arrivo della pandemia: “nella situazione di grave emergenza sanitaria che stiamo vivendo in queste settimane, ci troviamo ad affrontare le conseguenze degli sconsiderati tagli alla sanità pubblica degli ultimi decenni portati avanti dai Governi e dalle Giunte Regionali, sia di centrodestra che di centrosinistra, che hanno portato alla chiusura o al forte ridimensionamento di molti presidi sanitari nei territori. Questi interventi scellerati sono stati costantemente denunciati e contrastati dai comitati, mai ascoltati dalle istituzioni. In questi mesi in Sardegna il sindacato NurSind aveva già denunciato una situazione al limite della sostenibilità, con un personale sanitario ridotto all’osso, situazione che stava già mettendo a rischio la possibilità di garantire il diritto alla salute anche in condizioni ordinarie”.

 

Covid-19: La ANS non sta a guardare e aiuta i sardi

L’Assemblea Natzionale Sarda (ANS) lancia una campagna di mutualismo (in sardo da sempre noto come agiudu torradu). Di seguito potete leggere il comunicato bilingue dell’associazione e, da questo link, visitare direttamente la pagina.

(SRD)

Emergèntzia COVID-19

Ghiada de su grupu de Facebook “Agiudu Torradu in tempus de Coronavirus”.Sì non nos podimus atobiare, nos podimus nessi agiudare. Diat èssere a pònnere in motu una retza de solidariedade sarda. Est sa idea de d’Assemblea Natzionale Sarda, chi dedicat una pàgina Facebook a chie cheret pedire agiudu, a chie cheret dare solutziones o a chie cheret ispainare informatziones ùtiles abarrende in domo in seguresa. In custa muta metzana, in ue is vidas de totu ant a cambiare, s’ANS at fatu una pàgina aberta a totus, de manerade s’intèndere prus pagu a sa sola, mancari is distàntzias imponidas dae is ùrtimos decretos. Su grupu si narat “Agiudu torradu intempus de Coronavirus”.LINK: “Agiudu torradu” in sardu cheret nàrrere “atorrare unu piaghere”, est a nàrrere unu sistema de s’agiudare a pare impreadu dae sèmpere in Sardigna. Cun una cantas règulas simples podet partetzipare chie si siat: cumintzare supost cun #OFFRO si si cheret offèrrerecarchi cosa, #CHIEDO si si chircat carchicosa, #INFO si si cheret dare o pedire informatziones ùtiles a totus, sighinde cun sa tzitade/bidda/zona chi interessat sa informatzione, inditende posca, si bisòngiat unu indiritzu de posta eletrònica o unu nùmeru de telefonu.

(IT)

Emergenza COVID-19

Lancio del gruppo facebook Agiudutorradu in tempus de coronavirus. Se non possiamo incontrarci possiamo almeno aiutarci. si tratta di mettere in moto una rete solidale sarda”.È l’ idea dell’ Assemblea NatzionaleSarda, attraverso una pagina facebook, dedicata a chi voglia chiedere aiuto, offrire soluzioni o semplicemente diffondere delle informazioni utili restando a casa in totale sicurezza. In questo dffcile momento in cui le vite di tutti dovranno necessariamente cambiare, l’ANS ha creato una pagina facebook aperta a tutti, un modo per sentirsi meno soli e più vicini nonostante le distanze imposte dagli ultimi decreti. Il gruppo si chiama “Agiudu torradu intempus de coronavirus”.

S’agiudu torradu in lingua sarda significa“il favore restituito”, è un sistema di sostegno reciproco utilizzato da secoli in Sardegna. Con delle semplici regole chiunque potrà partecipare: iniziare il post con #OFFRO se si vuole offrire qualcosa, #CHIEDO se si sta cercando qualcosa, #INFO se si vogliono dare o chiedere informazioni utili a tutti, seguito dalla città/paese/zona interessata dall’annuncio, indicando poi se necessario un indirizzo mail o un contatto telefonico.